febbraio 16, 2015

Parto in acqua: un primo incontro naturale tra madre e figlio

Aspettando con amoreIl momento del parto è la prima, emozionante avventura che madre e figlio vivono insieme: per il benessere di entrambi è importante affrontare l’evento nel modo più sereno e meno traumatico possibile. Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione alle necessità non solo fisiche, ma anche psicologiche della partoriente, sempre più libera di scegliere le modalità con le quali accogliere il proprio bambino nel mondo.

La nascita può essere legata a diversi timori: da una parte la paura del dolore, dall’altra quella di una eccessiva ospedalizzazione dell’evento e di non riuscire, per  questo, a viverlo appieno. Tra le opzioni a disposizione delle donne, cresce anche in Italia la diffusione del parto in acqua, considerato da molte la migliore risposta ad entrambe le preoccupazioni.

Il ruolo attivo della madre

Possibile purché la gravidanza non sia considerata a rischio e non vi sia nessun tipo di complicazione, il parto in acqua permette alla partoriente di trovare sollievo dal dolore in modo naturale, vivendo in modo completo l’esperienza della nascita del proprio figlio e coinvolgendo, se lo desidera, anche il futuro papà.

La donna, infatti, conserva ampia libertà di movimento e di gestione del parto: può entrare in acqua solo per la fase espulsiva o già durante il travaglio, è libera di entrare e uscire dalla vasca secondo le sue necessità e può decidere di lasciar entrare in acqua anche il compagno, per un momento di grande intimità familiare.

A determinare la diffusione di questa modalità di parto tra le donne concorrono più fattori: non solo la libertà e il controllo che la donna continua a mantenere durante ogni fase della nascita, ma anche l’effetto di riduzione del dolore e dello stress esercitato dall’acqua calda, in grado di trasmettere sensazioni piacevoli, stimolare la produzione di endorfine e favorire la dilatazione dei tessuti. In genere, i tempi si accorciano e il numero di contrazioni diminuisce.

L’evento è meno traumatico anche per il nascituro, che abbandona in modo graduale il “mondo liquido”, l’unico che fino a quel momento abbia conosciuto. Dopo la nascita, madre e figlio possono rimanere qualche minuto nell’acqua, dove il piccolo viene appoggiato sul ventre materno con la sola testa fuori dall’acqua, imparando a conoscere ciò che lo circonda in modo graduale e dando subito il via al processo di riconoscimento e accettazione, importante per rinforzare il legame germogliato durante la gravidanza e che durerà per sempre.

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