settembre 26, 2013

Contraccezione in sicurezza: le alternative naturali alla pillola

Contraccezione e alternative naturali alla pillola

Quali sono i migliori metodi di contraccezione? Esistono delle alternative naturali alla pillola? E in che modo possiamo scegliere il metodo più sicuro o adatto alle nostre esigenze? La nostra ginecologa olistica Roberta Raffelli risponde a queste domande. Ne avere altre? Non esitate a commentare il post!

La contraccezione è per definizione non naturale, perché implica l’impedimento del processo fisiologico del concepimento. I metodi contraccettivi ad alta efficacia, cioè gli estroprogestinici (pillola) e la spirale (IUD), intervengono in modo abbastanza pesante sull’organismo, i primi bloccando l’ovulazione in modo ormonale, la seconda creando un ostacolo meccanico a fecondazione e impianto tramite un corpo estraneo inserito nell’utero.

Nella maggior parte dei casi sono entrambi ben tollerati e sono senz’altro da utilizzare quando è indispensabile avere la quasi certezza dell’efficacia (ancora meno naturale sarebbe un’interruzione di gravidanza!), ma in situazioni nelle quali è accettabile un piccolo margine di errore si possono considerare alcune alternative meno invasive.

Il più antico e più noto metodo contraccettivo naturale è sicuramente il coito interrotto, che però ha una rischiosità legata alla possibile presenza di spermatozoi nel secreto lubrificante ed è strettamente legato all’esperienza e capacità di controllo maschile. Pertanto ha un indice di fallimento estremamente variabile, in relazione alla dimestichezza della coppia con la metodica.

I contraccettivi di barriera hanno il vantaggio di proteggere dalle malattie sessualmente trasmesse e sono sempre consigliabili anche in associazione ad altri metodi, dei quali aumentano l’efficacia.

Il più conosciuto è il profilattico: abbastanza economico, facile da usare, senza effetti collaterali a parte in rari casi di allergia al lattice. L’indice di fallimento è intorno a 2-4 gravidanze per 100 coppie per anno.

Il corrispettivo femminile è il diaframma, ingiustamente sottovalutato in Italia. Si tratta di una coppetta di lattice da applicare in vagina prima del rapporto insieme all’apposita crema spermicida e da rimuovere non prima di 6 ore. Ecologico, poco costoso e riutilizzabile quasi all’infinito, è un metodo che meriterebbe maggior diffusione. L’efficacia è analoga al profilattico e come questo è privo di effetti collaterali. Si impara facilmente con un training di pochi minuti e protegge in particolare il collo dell’utero dal diffusissimo virus HPV.

Esistono poi molti metodi contraccettivi basati sull’astinenza periodica, in base all’individuazione dei giorni fertili: in genere l’efficacia è condizionata dalla regolarità del ciclo, per cui non sono consigliabili per donne con mestruazioni irregolari, vicino alla menopausa o durante l’allattamento.

Esistono in commercio vari dispositivi contraccettivi elettronici, che utilizzano la determinazione della temperatura corporea o rilevazioni ormonali sulle urine. Il costo iniziale viene ammortizzato poiché l’utilizzo è a tempo indefinito e sono più facili rispetto agli altri metodi, ma hanno comunque un indice di fallimento abbastanza alto, intorno al 5-6%.

Il metodo Billings o del muco cervicale prevede un addestramento per riconoscere la tipica cristallizzazione del muco cervicale che si ha in fase fertile. Se usato correttamente ha una sicurezza accettabile; viene però ostacolato dalla presenza di infiammazioni che alterano la secrezione vaginale.

Il metodo Ogino-Knaus o del calcolo dei giorni fertili è meno sicuro per via delle possibili variazioni del ciclo anche in donne abitualmente regolari, per esempio in seguito a stress, viaggi, uso di farmaci ecc. Risulta anche poco accettabile per il lungo periodo di astinenza che impone, intorno ai 7-10 giorni al mese.

Il metodo della temperatura basale prevede la rilevazione della temperatura corporea al mattino al risveglio; poiché nella fase postovulatoria in genere la temperatura si alza di circa mezzo grado è possibile avere rapporti sicuri tre giorni dopo il rialzo termico; anche questo metodo impone un periodo di astinenza piuttosto lungo ed è ovviamente reso inutilizzabile da condizioni febbrili. Inoltre, non sempre l’andamento della temperatura basale segue un andamento del tutto prevedibile, in relazione a possibili irregolarità ormonali.

Complessivamente i metodi basati sull’astinenza periodica hanno un indice di fallimento fra il 3 e il 25%, variabile soprattutto in base all’esperienza delle utilizzatrici.

Quindi: sì ai metodi naturali, ma con consapevolezza e ottima conoscenza del corpo e dei suoi ritmi fisiologici!

 

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