‘Parliamo di un mondo al femminile colorato di verde, in cui ogni gesto quotidiano nasce dalla consapevolezza dei propri consumi e delle proprie azioni. E ci dedichiamo al benessere naturale della donna nella vita di tutti i giorni ma soprattutto “in quei giorni”…’ >>

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Se è sicuramente vero che “siamo ciò che mangiamo”, è ormai chiaro che anche i nostri figli saranno in parte frutto della nostra alimentazione. Infatti, una nuova branca della medicina, detta epigenetica, ci spiega che il patrimonio genetico non è qualcosa di immutabile, ma che gli stimoli ambientali possono modificare le capacità espressive del nostro DNA e che questi cambiamenti si possono trasmettere alle generazioni successive. L’ambiente quindi, pur senza alterare l’informazione contenuta nel codice genetico, modula il funzionamento dei geni, rendendoli più o meno attivi.

In uno studio famoso, i genetisti Bygren e Pembrey hanno dimostrato che l’alimentazione nell’età adolescenziale influenza la predisposizione al diabete e alle malattie cardiovascolari dei discendenti: aver sofferto un po’ la fame rende più sani figli e nipoti!

Il fattore epigenetico principale è senz’altro l’alimentazione, ma anche lo stile di vita, i farmaci, il fumo, l’alcool, l’inquinamento, lo stress, il pensiero e le emozioni intervengono nella modulazione dell’espressione genetica.

Abbiamo quindi un’ulteriore ragione per alimentarci correttamente in gravidanza: oltre a tenere sotto controllo l’eccessivo aumento di peso, dobbiamo cercare di trasmettere al feto le informazioni corrette.

Ciò che la mamma pensa e mangia, soprattutto nelle prime settimane di gravidanza, modifica ciò che sarà il bambino.  Preferire cibi biologici, il più possibile freschi, di stagione e a chilometro zero assicura che le qualità degli alimenti siano espresse al massimo.

Un ormone chiave nella gravidanza è l’insulina: una secrezione eccessiva di insulina è associata a rischio aumentato di molte patologie e può sfociare nel diabete gestazionale. È quindi fondamentale preferire cibi con basso indice glicemico e bassa insulinogenicità: evitare gli zuccheri raffinati e le proteine animali, scegliere cereali integrali e ricchi di proteine (farro, quinoa, grano saraceno ecc.), legumi, verdure e frutta. Importante anche la distribuzione del cibo nell’arco dei pasti: carboidrati a colazione e pranzo, proteine a pranzo e cena molto leggera, preferibilmente di sole verdure ed eventualmente pesce.

Per ciò che riguarda i grassi, sappiamo che gli acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) sono essenziali per il corretto sviluppo del sistema nervoso e delle membrane cellulari, oltre a favorire il flusso di sangue attraverso la placenta. Le fonti di omega 3 sono i pesci grassi (salmone, pesce azzurro) ma anche l’olio e i semi di lino, le noci e alcune alghe, mentre gli omega 6 derivano solo da alimenti vegetali, soprattutto frutta secca, vari olii, soprattutto di girasole, di sesamo, soia, e legumi. È però importante dire che solo gli olii di prima spremitura a freddo mantengono intatti gli acidi grassi essenziali e che vanno conservati al fresco e non troppo a lungo.

La flora batterica intestinale gioca un ruolo chiave per nell’assorbimento dei nutrienti, delle vitamine e nella protezione dalle infezioni; l’alimentazione odierna, troppo ricca di zuccheri e proteine animali, ha modificato la flora normale favorendo lo sviluppo di batteri putrefattivi e l’eccesso di acidità. Particolarmente utili possono essere i centrifugati di frutta e verdura, più digeribili perché privati della fibra insolubile, ricchi di vitamine e basificanti; in sostituzione della cena 2-3 volte a settimana, favoriscono il lavoro notturno di disintossicazione dell’organismo e un sonno più riposante, oltre a costituire il nutrimento (“prebiotico”) per i batteri benefici.

Alcune vitamine sono essenziali in gravidanza e può essere opportuno chiedere al medico di controllarle insieme agli esami di routine: la vitamina D, la B12, l’acido folico insieme all’omocisteina, che intervengono in processi chimici di modulazione del genoma. In particolare nelle donne vegane e in chi non prende il sole a sufficienza, una supplementazione farmacologica è spesso necessaria per permettere una corretta attivazione del DNA e del sistema immunitario.

Dottoressa Roberta Raffelli

Tangerine essential oil and tangerines on wooden tableLa Primavera ci porta un ambiente più caldo, amichevole, e la Natura inizia a sprigionare tutta la sua forza e la sua bellezza. Anche olfattivamente percepiamo dei cambiamenti, e i primi fiori si fanno vedere copiosi. Il periodo primaverile, colorato e vivace, per noi può essere anche un periodo di spossatezza, e a volte ci sentiamo stanchi anche se non sappiamo perché. Un vecchio proverbio dice “Aprile dolce dormire”, e l’inizio di temperature più alte ci fa rilassare e percepire la nostra stanchezza.

Gli oli essenziali ci possono essere di aiuto in questo periodo, se ci sentiamo un po’ più stanchi del solito; in diffusione nell’ambiente, una bella miscela rinfrancante può essere costituita da:

5 gocce di Limone,

5 gocce di Pompelmo,

3 gocce di Menta Piperita.

In questa sinergia, troviamo il Limone, con tutta la sua freschezza, e la sensazione che ci restituisce di lucidità e presenza, unito al Pompelmo, che con un odore più amaro ma sempre accattivante, crea una miscela agrumata molto piacevole. L’aggiunta della Menta ci permette di dare ulteriormente una sferzata di energia alla nostra fragranza, che sarà piacevole diffondere sia in casa, sia in ambienti di studio e lavoro.

Ricordati anche che questa sinergia è utile per pulire gli ambienti perché contiene degli oli essenziali antivirali e antibatterici; potresti anche aggiungerla al detersivo per pavimenti per ottenere un pulito “tutto profumato”.

Per una sinergia più delicata e meno attivante, possiamo optare per una seconda ricetta:

5 gocce di Mandarino

5 gocce di Arancio amaro

3 gocce di Neroli

Creando un insieme che darà dolcezza, serenità e freschezza alle nostre giornate. Il Mandarino è un olio essenziale dolce, che riporta spesso all’infanzia, a momenti di serenità e benessere; lo uniamo all’Arancio amaro, una essenza che porta sia la bellezza dell’Arancio che una nota un poco amaricata, cosa che lo rende intrigante e ideale compagno del Mandarino. A tutto questo aggiungiamo un poco di Neroli, i fiori di Arancio amaro, che con il suo aroma soave danno alla sinergia una sfumatura di leggerezza e radiosità.

Questa sinergia, meno attivante di quella precedente, potrà essere usata da chi preferisce odori che diano una sensazione di accoglienza e benessere.

Il Mandarino in particolare potrà esserti sempre utile per esempio alla sera se desideri creare un ambiente particolarmente rilassante nella camera da letto: diffondi solo questa essenza per un’ora prima di coricarti; puoi utilizzare questo metodo anche per la cameretta del tuo bambino, che apprezzerà l’odore di questo agrume che “sa di buono”.

Per la diffusione nell’ambiente, ricordati che la quantità di gocce da usare dipende dall’ampiezza della stanza in cui vuoi usare il tuo diffusore, e anche dalla potenza dello stesso, quindi fai qualche esperimento su quali quantità di gocce siano ideali per il tuo spazio. Con gli oli essenziali possiamo dare un “colore” agli spazi nei quali viviamo, studiamo, lavoriamo, e renderli più accoglienti e armonici per noi e per le persone che ci sono vicine.

Elena Cobez

 

 

PLa gravidanza non è una malattia. Quando i nove mesi di attesa procedono in modo fisiologico, la cosa migliore è ricordarsi che quella che si sta vivendo è una condizione del tutto naturale, che richiede qualche accorgimento e i necessari controlli medici, ma che non dovrebbe mai essere vissuta come uno stato patologico. Eppure, come sa bene la maggior parte delle madri, anche la gravidanza più semplice non è, di solito, immune da piccoli fastidi benigni, in primis nausee e gonfiori. Quando questi problemi rendono l’attesa un po’ più faticosa, è possibile fare appello a semplici rimedi naturali, in grado di offrire sollievo alla gestante, semplificandole la vita senza dover ricorrere a veri e propri farmaci, che in gravidanza non vanno mai assunti senza un approfondito consulto medico. Per le tipiche nausee del primo trimestre, ad esempio, un aiuto può venire dallo zenzero, conosciuto da secoli per le sue proprietà digestive. Meglio scegliere, al posto della radice, la formulazione in capsule o in tisane. Oltre a questo, può essere di aiuto consumare pasti leggeri e frequenti ed evitare cibi grassi e pesanti, orientandosi invece verso quegli alimenti che il corpo stesso mostra di preferire. E se le nausee, nella maggioranza dei casi, sono comunque destinate a sparire dopo i primi mesi di gravidanza, il leggero gonfiore causato dalla ritenzione idrica tende invece ad accentuarsi progressivamente col passare dei mesi. In questo caso, la prima cosa da fare è bere molta acqua naturale, ma sono indicate anche tisane di malva e di betulla. Se il gonfiore risulta particolarmente accentuato, però, è di fondamentale importanza rivolgersi immediatamente al proprio ginecologo, per escludere qualsiasi tipo di problema a carico della gestante o del feto.

Ma la natura ci mette a disposizione preziosi alleati anche per aiutare la nostra pelle a sopportare lo stress di una gravidanza. Un grande classico, da questo punto di vista, è l’olio di mandorle dolci, che può essere usato per prevenire la formazione di smagliature su pancia, seno e fianchi. Si tratta infatti di un sensazionale elasticizzante naturale, che, oltre a rendere i tessuti più tonici, contribuisce a mantenere l’idratazione della pelle. Applicato con costanza sui punti più a “rischio” può aiutare a prevenire la secchezza cutanea e a tenere lontani gli odiosi segni violacei.  L’olio di mandorle si trova facilmente in erboristeria, nelle farmacie, nei negozi online e anche in molti supermercati, ha un’ottima resa (sono sufficienti poche gocce per ogni applicazione) ed è reperibile a prezzi competitivi. Ottimo è quello ricavato dalla spremitura a freddo delle mandorle, che mantiene inalterate le proprietà del prodotto. Le formulazioni senza profumo sono ideali per prevenire possibili reazioni allergiche e per evitare fastidi in caso di nausee gravidiche. L’olio biologico, infine, viene ottenuto da mandorle coltivate senza usare pesticidi o altre sostanze chimiche di sintesi.

Oltre che per la prevenzione delle smagliature, l’olio di mandorle dolci può essere usato per massaggiare il perineo in vista delle fatiche del parto e per preparare i capezzoli all’allattamento. Per quest’ultimo scopo è altrettanto consigliato, in alternativa, un altro toccasana naturale di facile reperibilità e costo contenuto: il burro di karitè, noto da tempo per le sue proprietà emollienti, protettive e nutrienti (tanto che le donne africane lo usano da sempre per massaggiare i neonati e proteggere dal sole la loro pelle delicata). Se la cicogna, infine, vi sta regalando qualche macchia cutanea – un altro fenomeno molto diffuso durante la gravidanza – si può ricorrere a impacchi di camomilla, succo di limone o centrifugato di carota. La raccomandazione, che non vale solo per le donne in attesa, è in ogni caso quella di non esagerare, soprattutto quando ci si affida alla fitoterapia. Manifestazioni allergiche e altri effetti collaterali, infatti, sono sempre possibili. Prima di assumere un certo prodotto, o di spalmarlo sulla pelle per la prima volta, è importante provarlo su una piccolissima zona del corpo, o assaggiarne una quantità minima. Qualsiasi preparato, inoltre, andrebbe assunto consecutivamente per non più di qualche settimana, e solo se mostra effettivi benefici. Gli oli essenziali, invece, in gravidanza sono da evitare del tutto.

Una Mamma Green

bCosmetici, sieri, creme e prodotti per l’igiene ci aiutano ogni giorno a farci sentire belle e a nostro agio con noi stesse. L’importante è scegliere quelli giusti per la pelle, che oltre ad essere l’organo più esteso è anche la nostra “porta” sensibile verso l’esterno: assorbe, assimila e sta a contatto con gli agenti esterni sia atmosferici che chimici. Naturalmente la scelta migliore per la salute delle donne riguarda i prodotti bio. Ma come sceglierli?

Il primo passo è leggere l’etichetta, una fonte di informazioni fondamentale per il consumo responsabile. Gli ingredienti devono essere riportati in ordine decrescente a seconda della percentuale di principio attivo e nel pieno rispetto della nomenclatura internazionale INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). La data di scadenza è obbligatoria quando il prodotto ha durata inferiore ai 30 mesi. Dai 30 mesi in poi deve comunque comparire il PAO (Period After Opening) e cioè la validità dopo la prima apertura.

Per scegliere i trattamenti in modo ancora più naturale possiamo verificare l’origine degli estratti contenuti. Alcuni produttori seguono la filiera sin dalla semina controllando l’origine dei frutti, delle erbe e dei fiori che armonicamente contribuiscono alla bellezza sostenibile, non solo per noi ma anche per l’ambiente e i terreni di coltivazione. La certificazione “ICEA“ garantisce sia l’assenza delle sostanze vietate sia degli OGM e l’utilizzo di sole materie prime da coltivazioni biologiche, come spiega bene il sito www.icea.info/it

Sul web possiamo trovare molti siti utilizzati sia dai consumatori più attenti sia dai produttori che vanno fieri della bontà dei propri trattamenti.  www.saicosatispalmi.org è una vera e propria vetrina online con vasta scelta di prodotti bio e molte utili informazioni. www.onlybio.it riporta un elenco dettagliato delle certificazioni bio più sicure, tra cui AIAB dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, NDIH, Bio-Organic e Bioagriart, Nikel Tested, fornendo una gamma sicura a chi è già abituata agli acquisti online.

Per chi preferisce i punti vendita tradizionali e la grande distribuzione il sito www.biodizionario.it è un buon aiuto per orientarsi sul mercato. Riporta la traduzione di tutti gli ingredienti che per convenzione INCI sono spesso in latino (ad esempio “prunus amygdalus dulcis oil” sta per “olio di mandorle dolci”) e per ciascun componente esprime un voto che tiene conto della quantità percentuale e della sicurezza per la pelle.

 

essential oil and lavender flowersLe piante ci donano le essenze utili al nostro quotidiano “al femminile”. Gli oli essenziali possono infatti venire in nostro aiuto in caso di “emergenze” e aiutarci a risolvere un malessere specifico, come pure contribuire al nostro benessere di donne. L’importante è  comprenderne i mille usi e applicazioni. E in questo ci aiuterà Elena Cobez che dopo la laurea in filosofia si è specializzata in aromaterapia e massaggio ayurvedico e ha ideato il metodo “Healing through Scents and Consciousness” per l’apprendimento dell’Aromaterapia, con particolare attenzione agli aspetti olistici e psicologici dell’olfatto.

Questo I appuntamento con Elena lo dedichiamo proprio a comprendere cos’è un olio essenziale e ad alcune prime applicazioni “al femminile”.

L’olio essenziale viene ottenuto dalla pianta tramite una distillazione in corrente di vapore, e spesso se ne ottiene una quantità minima rispetto alla pianta utilizzata. A volte ricaviamo 1-2 ml di olio essenziale per chilo di pianta. Queste sostanze così preziose diventano quindi utilizzabili in miscela con degli oli vegetali (per esempio l’olio di mandorle dolci) sulla pelle, oppure possiamo utilizzarle per esempio in bagni e pediluvi.

Ogni olio essenziale ha caratteristiche proprie, e ora vediamo alcune essenze che sono particolarmente in sintonia con la donna.

L’olio essenziale di Salvia Sclarea regola la traspirazione cutanea, è un antispasmodico e ha una funzione simil-estrogenica. Questa sostanza diventa utile in caso di amenorrea e di premenopausa. Puoi versare qualche goccia di essenza su un cucchiaino di olio di mandorle e applicarlo sull’addome e nella parte corrispondente della schiena per sostenere il riequilibrio ormonale (se hai dei gravi problemi rivolgiti al tuo medico).

Questo olio essenziale ha buona attività antisudorifera, e quindi una goccia versata su un supporto come l’argilla, o del talco, può essere applicata nelle aree di maggior sudorazione. Come essenza non risulta tossica, e in basse percentuali neppure sensibilizzante. Avendo un potenziale impatto sul ciclo ormonale, è bene utilizzarla sulla pelle solo per periodi e non come pratica costante.

Per le donne con il ciclo doloroso (dismenorrea), un olio essenziale molto interessante è il Dragoncello (Artemisia dracunculus). Questa essenza è fortemente antispasmodica, quindi diventa interessante per i dolori addominali; una goccia in un cucchiaino di olio di mandorle spalmata sull’addome e la parte corrispondente della schiena può essere un valido aiuto per ridurre gli spasmi dolorosi.

E’ una essenza che può dare irritazione cutanea, quindi è bene utilizzarne dosi ridotte come indicato.

In questa direzione, una essenza al femminile è anche la Lavanda angustifolia. Quando chiediamo in erboristeria una lavanda è bene sapere quale tipo di lavanda chiedere: infatti di questa pianta esistono tanti ibridi, e la qualità olfattiva e applicativa delle essenze cambia. La Lavanda angustifolia è l’essenza olfattivamente più eterea, leggera, rilassante e fine. Con buone proprietà antispasmodiche può essere usata allo stesso modo del Dragoncello. Inoltre la sua componente olfattiva così sottile ci permette di usarla anche in diffusione nell’ambiente per pulire, rigenerare e alleggerire le stanze di casa…e magari dell’ufficio.

Da questo punto di vista, l’uso di un diffusore a ultrasuoni, che nebulizza le essenze quasi a freddo, potrà rivelarsi utile e regalarci una stanza profumata e “leggera”. Questa essenza, che trovo particolarmente femminile, può darci una sensazione di conforto ed elevazione, quando magari ritorniamo da una giornata di lavoro e abbiamo bisogno di sentire “qualcosa di buono”. Le sue qualità rilassanti e benefiche potranno essere utilizzare in diffusione per esempio alla sera, o in un bagno (un paio di gocce in un cucchiaino di sale, da gettare poi nell’acqua), in un pediluvio, o in diffusione ambientale. Questa è una sostanza ideale anche per un massaggio rilassante.

Per un rilassamento benefico abbiamo a disposizione anche l’Ylang ylang, Cananga odorata, che con il suo profilo olfattivo floreale e fruttato ci porta verso l’Oriente. Questa meravigliosa sostanza, che ha un odore così intenso da essere amata o rifiutata all’istante, è ideale per bagni e massaggi rilassanti. E’ sostanzialmente un antispasmodico equilibrante, con una bellezza olfattiva tale da poter mitigare gli stati d’animo più accesi; è dolce, sensuale, e afrodisiaca.

Gli usi più immediati che puoi fare delle essenze sono:

-        La diffusione nell’ambiente

-        Fare dei bagni o dei pediluvi

-        Ricevere un massaggio o praticare un automassaggio, per esempio ai piedi.

Nel caso della diffusione ambientale, la quantità di gocce da usare dipende dalla grandezza della stanza e dalla potenza del diffusore utilizzato. Mediamente puoi iniziare con 15 gocce in totale di essenze nel tuo diffusore.

Per bagni e pediluvi, attraverso l’esperienza troverai le tue quantità ideali di essenze, ma è bene iniziare con piccole dosi ed eventualmente aumentare – questo vale anche per massaggi ed automassaggi.

A presto con nuovi spunti aromatici al femminile!

Dott.ssa Elena Cobez
www.fiordicamomilla.org

febbraio 19, 2014

HPV: verità e leggende

Ovaio policistico, cause e rimediOggi affrontiamo con la nostra ginecologa, la dottoressa Roberta Raffelli, un tema importante che può riguardare ognuna di noi, il virus del papilloma umano. Il rischio di contrarlo anche a 20 anni è piuttosto alto. Prendiamo allora confidenza con questa infezione, conosciamola e soprattutto capiamo cosa fare al suo manifestarsi. La cura è una procedura semplice, indolore e sicura.

Dalla scoperta del papilloma virus umano o HPV (acronimo di Human Papilloma Virus) come agente causale del cancro della cervice uterina, oltre trent’anni fa, è stata fatta molta strada. Le infezioni da HPV sono estremamente diffuse e possono causare malattie della pelle e delle mucose. Oggi conosciamo oltre 100 tipi di virus e sappiamo che solo una decina di essi è potenzialmente pericoloso; sappiamo che la stragrande maggioranza delle lesioni regredisce spontaneamente e solo una piccola parte evolve verso una patologia oncologica; sappiamo che almeno il 75% della popolazione entrerà in contatto con il virus nel corso della sua vita ma potrebbe non manifestarlo mai.

Tuttavia, c’è ancora molta confusione e spesso si rischia- per paura o disinformazione- di essere sottoposte a trattamenti inutili o troppo invasivi. Cerchiamo perciò di chiarire alcuni punti importanti sulla trasmissione e sulle procedure e le terapie da eseguire in caso di riscontro dell’infezione.

L’HPV è un virus del gruppo dei papillomavirus, responsabili di patologie della cute e delle mucose nella maggior parte banali, come le verruche. In alcuni casi però possono essere causa di tumori, il più frequente dei quali è quello del collo dell’utero.

L’infezione da HPV può manifestarsi esternamente con i condilomi genitali, che sono escrescenze comunemente definite “creste di gallo” per il loro aspetto. In questo caso i virus implicati non sono cancerogeni ma l’infezione è molto contagiosa e occorre prendere serie precauzioni per non trasmetterla (attraverso rapporti sessuali ma anche asciugamani e biancheria). Di solito vengono bruciati o attraverso l’applicazione di una crema specifica, o con diatermocoagulazione, laser, crioterapia ecc. C’è però anche una certa percentuale di regressione spontanea, soprattutto nelle persone molto giovani, e si possono ottenere buoni risultati con l’omeopatia; tutto questo se si ha la pazienza di aspettare almeno 1-2 mesi e nel frattempo di osservare scrupolosamente le regole igieniche prescritte.

Quando invece l’HPV colpisce il collo dell’utero è totalmente asintomatico e si evidenzia solo attraverso il pap test. La modalità di contagio in questo caso è unicamente il rapporto sessuale e- poiché in genere l’uomo è portatore sano- l’unico modo per proteggersi è l’utilizzo costante del profilattico.

Il virus può persistere allo stato latente a livello genitale da poche settimane ad anni prima che si sviluppino eventuali lesione clinicamente evidenziabili. Non è quindi possibile definire il momento in cui è avvenuto il contagio, né un periodo di incubazione definito. Il contatto con il virus può risalire a settimane, mesi o anni prima della sua manifestazione clinica, così come può non manifestarsi mai, soprattutto se il sistema immunitario svolge correttamente il suo lavoro.

Come abbiamo detto, solo alcuni ceppi di HPV sono pericolosi, per cui non c’è da allarmarsi se il pap test ne ha segnalato la presenza. Infatti, nella maggioranza dei casi, al controllo dopo 6 mesi l’esame risulta negativo.

La procedura di routine nel caso di positività del pap test è l’esecuzione di una colposcopia (esame visivo con un’apparecchiatura ottica che ingrandisce il collo dell’utero, sul quale vengono applicati liquidi che danno delle colorazioni particolari a zone anomale) associata a biopsia, cioè un prelievo di tessuto. L’esame è praticamente indolore e permette di confermare o meno la presenza del virus e le eventuali lesioni associate, dette CIN (neoplasia intraepiteliale cervicale).

La CIN ha tre livelli di gravità, che vanno dal CIN 1 (quasi sempre presente insieme al virus HPV), lieve, al CIN 2, moderato, al CIN 3, grave. In ogni livello c’è la possibilità di regressione spontanea, che però è sempre meno probabile man mano che aumenta il grado della lesione.

Perciò in caso di CIN 1 si consiglia un follow up con il pap test dopo 6 mesi, perché nella maggioranza dei casi la situazione sarà risolta o stazionaria; nel CIN 3 si consiglia il trattamento e nel CIN 2 si valuta in base a vari parametri. In questo caso aiuta anche la ricerca del tipo di virus implicato, dato che sappiamo che alcuni, soprattutto il 16 e il 18, sono più pericolosi, mentre altri molto meno. È importante anche tener conto dell’età, perché nelle persone più giovani la regressione spontanea è più probabile.

Ma qual è il trattamento per le lesioni da HPV?

In generale i metodi distruttivi come laser vaporizzazione o diatermocoagulazione o crioterapia sono stati abbandonati, perché non consentono il controllo di quanto si è fatto; in pratica, non si riesce a sapere se tutto il tessuto malato è stato eliminato.

Attualmente si esegue una conizzazione del collo uterino, ossia l’asportazione di un cono di tessuto (in ambulatorio con anestesia locale) che poi viene esaminato dal patologo per avere la conferma della completa eradicazione della lesione. Questa semplice procedura, praticamente indolore, si può eseguire con il laser o con l’ansa diatermica (una specie di filo nel quale passa la corrente elettrica). In entrambi i casi il tessuto ricresce nel giro di un mese e normalmente non ci sono problemi di “tenuta” del collo in caso di gravidanza.

Ecco alcuni consigli da ricordare:

1)    Importante proteggersi con il profilattico

2)    Non fumare: è dimostrato che il fumo accelera la progressione delle lesioni da HPV. Assumere molta frutta e verdura in quanto gli antiossidanti migliorano l’efficienza del sistema immunitario e combattono i radicali liberi, fattori favorenti le patologie tumorali

3)    Inutile fare il “terzo grado” al partner: l’infezione potrebbe essere stata contratta anni prima, sia da voi che da lui. È quasi sempre impossibile risalire al “colpevole”

4)    Niente panico in caso di riscontro di HPV nel pap test! Eseguire i controlli consigliati dal ginecologo senza ansie ingiustificate!

5)    Anche se si trova una lesione da trattare, la cura è una procedura semplice, indolore e sicura.

 

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Amare e amarsi. Cogirl and yellow flowersnoscere e conoscersi. Scegliere e non subire. Questi i consigli per prepararci ad affrontare al meglio la nostra seconda adolescenza, la menopausa.

Cerchiamo quindi di volerci bene e investiamo nel benessere. Così si conclude l’ultima puntata delle video pillole di Benessere e Donna.

Qui il link al video.

 

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