‘Parliamo di un mondo al femminile colorato di verde, in cui ogni gesto quotidiano nasce dalla consapevolezza dei propri consumi e delle proprie azioni. E ci dedichiamo al benessere naturale della donna nella vita di tutti i giorni ma soprattutto “in quei giorni”…’ >>

Essere mamme ed essere lavoratrici: per molte donne ricoprire entrambi i ruoli è un desiderio legato alla realizzazione personale e alle proprie passioni, per altre una necessità. Non sempre, però, il ritorno nel mondo del lavoro si rivela un percorso semplice e privo di ostacoli. Lo sa bene Patrizia Eremita, fondatrice del portale Mammaelavoro.it: il progetto punta a offrire formazione e informazione e nel corso degli anni è diventato un luogo di confronto per tutte le mamme alle prese con difficoltà lavorative. Abbiamo fatto due chiacchiere con la fondatrice per capire meglio cosa significa, oggi, essere donne, mamme e lavoratrici e come superare le difficoltà legate alla conciliazione di questi tre ruoli.

mamme lavoratrici

Come nasce il progetto Mammaelavoro e a chi si rivolge?

Il progetto Mamma&Lavoro è nato 5 anni fa proprio quando io ero in maternità e in congedo dal lavoro. A un certo punto mi è capitato di sentire altre mamme che mi raccontavano di quanto fosse difficile il rientro dopo la loro assenza per maternità, vuoi perché il loro ruolo era stato assegnato ad altri, vuoi perché qualcuna veniva demansionata o addirittura spinta a lasciare perché considerata una risorsa non più “affidabile” e meno dedita al lavoro.
E allora sono andata a vedere cosa diceva il web, a quei tempi si parlava poco di questo fenomeno e confesso che ho scoperto che non c’era molta informazione o siti dedicati a questa tematica.
E’ nato così Mammaelavoro.it, che piano piano è cresciuto ed è diventato sempre più ricco di informazioni utili per quelle donne che affrontavano problematiche di questo genere. Nel tempo abbiamo capito quanto fosse importante creare un contenitore di formazione e informazione.

Conciliare maternità e lavoro: realtà o utopia?

Conciliare maternità e lavoro è stato molto difficile in passato e molto si è fatto negli ultimi anni. Se ne parla di più e questo aiuta molto… Diciamo che le aziende hanno iniziato a capire che molte donne hanno una grande motivazione a rientrare e a lavorare con dedizione ed efficienza. Certo, poi ci sono donne che fanno scelte diverse e che al rientro in azienda si rendono conto che vogliono dedicarsi di più alla famiglia e sono pronte a lasciare per creare qualcosa di loro, hanno magari un piccolo sogno nel cassetto che decidono di lanciare proprio nella nuova fase della loro vita, dopo aver incontrato la maternità.
Comunque percepisco che c’è una consapevolezza diversa oggi e che esistono anche aziende virtuose che valorizzano le mamme lavoratrici invece di penalizzarle.
Quali sono le principali difficoltà che devono affrontare le mamme lavoratrici e quali le sfide ancora da vincere?

Le principali difficoltà sono la gestione dei bambini e le spese impegnative che spesso devono affrontare per potersi permettere di mantenere il proprio lavoro. Ancora oggi i servizi sociali (asili nido ecc.) hanno costi alti e in alcuni casi ci sono Mamme che scelgono di lasciare il lavoro per l’impossibilità di sostenere costi così importanti.
Diciamo che rispetto ad altri paesi europei siamo ancora molto indietro…l’Italia non è ancora un paese per Mamme.

Prendersi cura di sé in modo naturale e adottare uno stile di vita improntato al benessere: un lusso che passa in secondo piano quando si diventa mamme?

Beh, forse un pochino sì, le mamme di oggi corrono tutto il giorno tra il lavoro, la casa, la spesa, i bambini e così via e tendono un po’ a dimenticarsi. Quando si diventa mamme cambiano le priorità e si mettono i figli e la famiglia davanti a tutto.
Molte mamme però sono sensibili al vivere sano e cercano, per quanto possibile, di dedicare attenzione alla cura di sé e al benessere della famiglia.

pet therapyRichiedono impegno, attenzioni, cure quotidiane. Ripagano con compagnia, affetto e perfino benessere fisico e psicologico: sono gli amici a quattro (o due) zampe, accolti sempre più spesso all’interno delle case e delle famiglie italiane.

Gli animali domestici sono la gioia di grandi e piccoli: un recente studio condotto da Federanziani ha rivelato che ben 2.1 milioni di Over 65, ovvero il 39% di essi, possiede almeno un animale domestico, per il quale si spendono circa 800 euro l’anno: una cifra consistente per chi vive della sola pensione e che rivela l’importanza del legame che si viene a creare.

Cani, gatti, piccoli animali sono sempre più presenti anche nei nuclei famigliari con bambini: sono molti gli studi che dimostrano i benefici fisici e psicologici di questa relazione.
La convivenza con un animale domestico stimola il senso di responsabilità nei confronti di altri esseri viventi e le abilità sociali, mentre alcuni studi rivelano perfino concreti vantaggi dal punto di vista della salute per i bambini che condividono con qualche amico peloso i primi anni della propria vita. Dagli Stati Uniti, inoltre, la conferma che prendersi cura di un animale domestico è un efficace aiuto per i bambini affetti da diabete

Gli animali, insomma, sono un vero balsamo per l’anima e per il corpo: un ruolo in fase di riconoscimento sempre più netto anche in ambito sanitario. Recentemente, Expo è stato teatro della presentazione delle linee guida per la pratica della Pet Therapy in Italia, ovvero della terapia medica svolta con animali. Nel frattempo, in Liguria è nato il primo albo regionale dedicato ai professionisti del settore e alla regolamentazione della pratica della pet therapy.

Miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale, psicologico ed emotivo: tutto questo e molto altro è ciò che possiamo ricevere dagli animali con i quali scegliamo di interagire. Con l’aggiunta di qualche ingrediente in più: fiducia, amore, divertimento, risate e tanta dolcezza…

Teniamolo presente se stiamo valutando la scelta di accogliere un nuovo membro a quattro zampe in famiglia, senza dimenticare quanto sia prezioso e quanto, proprio per questo, sia importante assumersi anche la responsabilità del suo corretto accudimento.

Yoga e sostenibilità

Cos’è la sostenibilità? Nella vita di tutti i giorni, la si può interpretare in diversi modi: l’impatto delle proprie abitudini sull’ambiente, ma anche la capacità di costruirsi una routine che risponde alle esigenze del proprio corpo e della propria mente. Dallo yoga e dal nostro confronto con il tappetino possiamo imparare molto di noi e del nostro ambiente.

1. Dare priorità alle proprie esigenze

Può sembrare un controsenso: mettere al centro noi stessi ci può aiutare a pesare meno sull’ambiente? Ebbene sì, se impariamo a concentrarci sulle nostre effettive esigenze. Lo yoga è una disciplina che favorisce la conoscenza e l’ascolto profondo di sé aiutando ad identificare ciò che ci è necessario e ciò che ci è superfluo. Così diventa più semplice chiedersi “Ho davvero bisogno di questo?“, riferito a molte abitudini della nostra vita con un impatto diretto sull’ambiente. Dalle scelte alimentari ai consumi energetici, grazie allo yoga impariamo ad essere più consapevoli ogni volta che effettuiamo una scelta.

2. Amare se stessi per amare l’ambiente

Attraverso lo yoga impariamo a creare connessioni profonde. Prima di tutto con noi e con il nostro corpo: questa disciplina ci aiuta a riportare l’attenzione verso sensazioni ed esigenze che spesso finiscono sepolte dalla routine quotidiana. Lo yoga si fonda sul concetto di “unione”, tra gli individui e tra essi e l’ambiente. Vivere in armonia con se stessi è il primo passo per vivere in armonia con gli altri esseri umani e con gli altri esseri viventi.

3. Prendersi cura di ciò che è importante

Praticare yoga è un atto d’amore: prima di tutto nei confronti di se stessi, ma non solo. Yoga è anche cura della terra sulla quale viviamo e degli esseri viventi che la popolano: una presa di coscienza che parte dall’individuo e che si estende all’universale. Attraverso lo yoga possiamo imparare imparare ad acquisire consapevolezza e responsabilità delle nostre scelte quotidiane, prendendoci cura della natura e dei suoi fragili equilibri. E c’è chi pensa che sia solo un modo per tenersi in forma…

A Colorno va in scena l’elogio della lentezza

Hai spesso la sensazione di non riuscire a stare al passo con tutti gli impegni e i doveri quotidiani? Ti sei sempre sentita ripetere come un mantra che sei troppo lenta nel portare a termine le cose? Sappi che per molti il tuo difetto è in realtà un pregio, anzi, un vero e proprio stile di vita, elogiato da manifestazioni come Il Festival della Lentezza, di scena a Colorno (PR) ogni anno nel mese di giugno.

Tre giorni nei quali riflettere, ascoltare, confrontarsi, ma anche divertirsi e svagarsi, abbandonando la frenesia e lo stress per riscoprire un ritmo più naturale e per assaporare a fondo ogni esperienza. Insomma, tre giorni dedicati all’arte di vivere con calma. Non suona meraviglioso?

Viviamo un momento, e già pensiamo a quello successivo. Affrontiamo un impegno, e mentalmente siamo già molte righe più in basso sull’agenda: quante volte nel corso di una singola giornata di capita di pensare a come il tempo sembri scorrere via tra le dita? Forse anche per te è il momento di abbracciare uno stile di vita più “slow” e di vivere con lentezza…

L'arte di vivere con lentezza

Vivere slow, iniziando dalla tavola

Sapevi che anche il cibo può essere “lento”? Anche quando scegliamo cosa portare sulla nostra tavola possiamo fare la differenza. Possiamo imparare nuovamente ad assaporare il cibo, dandogli un valore ancora maggiore se proveniente da una filiera sostenibile, attenta al rispetto dei produttori e dell’ambiente, oltre che alla qualità. Proprio su questo fronte è impegnata l’associazione Slow Food, che mira a portare su tutte le tavole cibo sostenibile, etico e di qualità, in contrapposizione con le logiche di mercato che trasformano il nutrimento in semplice merce.

Ad ogni oggetto, il tempo per vivere

Ognuna di noi in casa ha almeno un oggetto appartenuto ai nostri nonni. Sono cari ricordi, di un tempo nel quale ogni cosa aveva vita lunga. Un mondo molto diverso dall’attuale, nel quale l’usa e getta sembra essere la normalità. Gli oggetti, piccoli e grandi, sono fatti per durare poco tempo e per essere sostituiti. Così la materia prima diventa prodotto, e il prodotto diventa rifiuto, per lasciare spazio a nuovi acquisti.

In questo scenario, la vera rivoluzione sono gli oggetti destinati a durare: nel campo dell’arredamento, Slow Wood ne è un esempio. La produzione in serie lascia spazio alla progettazione su misura, alla realizzazione con materia prima ottenuta nel rispetto dell’ambiente e l’elevata qualità soppianta la necessità della continua sostituzione.

Oggetti che durano, esperienze che durano, emozioni che durano, per una vita assaporata con lentezza e in modo profondo. In fondo non è poi così brutto essere una lumaca

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Asilo nido steineriano

Per molte mamme e per molti papà, i mesi estivi non sono del tutto spensierati: con l’avvicinarsi di settembre, diventa necessario prendere delle decisioni relative ai primi passi all’interno del sistema scolastico dei figli. La scelta dell’asilo nido può essere vissuta con particolare ansia: per la prima volta, si permette al proprio piccolo di inserirsi in un tessuto sociale composto prevalentemente da suoi simili; allo stesso tempo però lo si affida a personale, sì, appositamente formato, ma anche sconosciuto. Iscrivere o non iscrivere proprio figlio all’asilo nido non è l’unica domanda da porsi: in caso di decisione affermativa, vale la pena riflettere su che tipo di approccio può essere più in linea con i propri principi educativi e può essere il migliore per il proprio bambino. Non tutti gli asili sono uguali. Un esempio alternativo all’asilo nido di impostazione tradizionale? L’asilo nido steineriano, in diffusione tutta Italia.

Pensare, sentire, volere: individualità al centro del metodo steineriano

La pedagogia steineriana deve il nome al suo fondatore, il filosofo e pedagogista Rudolf Steiner (1861 – 1925). Secondo la sua visione, il bambino è un essere in divenire, con uno sviluppo psicofisico basato su cicli di sette anni. Durante queste diverse fasi, il bambino deve essere guidato verso lo sviluppo delle tre facoltà che lo caratterizzano: il pensiero, i sensi e la volontà. Compito dell’educatore, sin dall’asilo nido, è quello di guidare il bambino nello sviluppo delle proprie doti e caratteristiche innate.

La pedagogia steineriana si allontana dall’approccio nozionistico: le attività devono favorire lo sviluppo delle capacità cognitivo-intellettuali, delle abilità creative – artistiche e di quelle pratiche – artigianali in modo equilibrato. Per questo, sin dai primi anni di formazione, l’esperienza diretta e sensoriale svolge un ruolo primario. Il bambino impara attraverso quattro principali strumenti:

  • il buon esempio dato dagli adulti, grazie all’innato spirito di emulazione;
  • l’esperienza diretta della natura e dei suoi cicli stagionali,
  • lo sviluppo della manualità, sperimentando materiali e imparando a dare loro forma;
  • l’espressione artistica anche verbale, con strumenti come il canto e la favola.

Una giornata in un asilo nido steineriano, tra favole e contatto con la natura

Le scuole steineriane sono organizzate in modo autonomo: questo significa che l’offerta didattica viene stabilita dal singolo istituto, purché in linea con i principi del metodo pedagogico. All’interno di un asilo nido steineriano, l’inizio della giornata è solitamente caratterizzato dall’accoglienza e dalla condivisione della colazione tutti insieme, per lo sviluppo della socialità dei bambini. Si tratta di un momento di festa, accompagnato da canti e racconti e svolto all’aperto.

Nel corso della giornata si alternano attività pratiche, manuali e intellettuali in modo equilibrato: ognuna di queste singole aree tematiche viene considerata di pari importanza rispetto alle altre. Eventi stagionali, ricorrenze, compleanni vengono celebrati con canti, racconti e balli: sono strumenti importanti per lo sviluppo della creatività, delle abilità motorie e per la sperimentazione del ritmo naturale e della sua ciclicità.

Anche le attività intellettuali si accompagnano ad una particolare attenzione alla dimensione sensoriale, in quanto strumento naturale di apprendimento: esercizi e giochi ritmici vengono utilizzati per i primi insegnamenti. Come l’arrivo, il momento dei saluti è un momento ricco di valenza sociale e si svolge secondo un rito divertente e coinvolgente stabilito all’interno della scuola. Solitamente, in una struttura steineriana è presente un piccolo orto, nel quale i più piccoli possono imparare a prendersi cura delle piantine e sperimentare in modo diretto i cambiamenti naturali che vi hanno luogo nel corso dell’anno.

Tutto, all’interno di un asilo nido steineriano, è scoperta: la capacità di meravigliarsi è la caratteristica primaria che questo metodo educativo punta a preservare. Per farlo sono necessari serenità, pace e quiete: ecco perché la dimensione ludica, creativa e sociale sono fortemente legate e anche gli ambienti, colorati e accoglienti, sono studiati a misura di bambino. Così viene creato un mondo nel quale i più piccoli possono riporre totale fiducia, sentendosi liberi di diventare se stessi.

 

Vacanze green Letizia Palmisano

Foto Claudio Longo Bifano

di Letizia Palmisano

Vivere in simbiosi con l’agricoltura? Se è sempre stato il vostro sogno, la vacanza green che fa per voi si chiama wwoofing. Cosa vuol dire? WWOOF è l’acronimo di World Wide Opportunities On Organic Farm ovvero l’opportunità di lavorare in fattorie biologiche, il tutto senza scambio di denaro: voi date una mano in fattoria e, in cambio, ricevete dai fattori vitto e alloggio gratuito. E’ molto più di uno scambio perché vi permetterà di vivere a contatto con persone e culture differenti dalla vostra e di vedere il pianeta attraverso occhi altrui.

Più di ogni cosa al mondo sognate di visitare la Savana? Allora non potrete perdere la possibilità di dormire sotto il cielo stellato del Kenya. Grazie a semplici ma efficaci capanne di legno rialzate, sarete letteralmente immersi nella natura.

Se invece avete sempre voluto dormire a cielo aperto in una foresta, senza rinunciare a un comodo letto, in Europa sono sempre più diffusi i Bubble Hotels: grazie alla copertura completamente trasparente, respirerete l’atmosfera delle favole. Finita la stagione vacanziera, si portano via le “bolle” con tutti gli arredi interni. Potremmo quindi definirlo un campeggio a 5 stelle.

Per gli amanti della montagna innevata, l’esperienza da non perdere sarà dormire in un igloo. Anche in Italia, da qualche anno, è possibile soggiornare in case di ghiaccio ricostruite rigorosamente secondo la tradizione lappone.

Se invece della cupolina spartana in ghiaccio preferite una “ice suite”, l’albergo di ghiaccio farà al caso vostro.

Da percorrere in gruppo, a piedi o a cavallo, tra le riscoperte degli ultimi anni vi sono i tratturi, le antiche vie della transumanza, che in alcuni casi ancora si fa. Una vacanza che parte da tempi antichi e conduce a sapori che ancora oggi è possibile gustare.

Se volete unire un viaggio davvero slow, la voglia di immergersi nelle culture che vi ospitano, il tutto a impatto zero dal punto di vista ambientale, potreste farvi guidare da un’agenzia specializzata in viaggi ecosostenibili e solidali: assecondare i ritmi della natura, dormire immersi nel verde o ospiti degli abitanti e delle culture locali, vi regalerà emozioni mai provate prima.

Tra le esperienze più entusiasmanti vi sono sicuramente il whale & dolphin whatching, ovvero le gite in mare (o oceano) aperto con tour organizzati per osservare da vicino alcuni tra gli abitanti più amati del pianeta blu. Attenzione però: è necessario mantenere una certa distanza per non turbare gli animali o, peggio, per non rischiare di ferirli.

Siete degli ecogenitori in cerca di una vacanza eco-family friendly? Potreste pensare a una vacanza in un parco o a un campo di volontariato. Le proposte sono davvero tante e potrete scoprirle nell’approfondimento di Silvana Santo sul blog di Organyc.

Certo, dopo questa carrellata credo che qualcuno sarà curioso di conoscere la mia di esperienza indimenticabile: sicuramente l’aver passato la notte in un hotel realizzato solamente con i rifiuti, nel cuore della Capitale, dentro i giardini di Castel Sant’Angelo.

E voi quale esperienza avete da raccontarci?

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