‘Parliamo di un mondo al femminile colorato di verde, in cui ogni gesto quotidiano nasce dalla consapevolezza dei propri consumi e delle proprie azioni. E ci dedichiamo al benessere naturale della donna nella vita di tutti i giorni ma soprattutto “in quei giorni”…’ >>

 

Gesundes Frühstück mit Obst und Joghurt genießenL’osteoporosi è un problema di cui poche donne prendono coscienza prima della menopausa, quando vengono consigliati i primi controlli. Purtroppo è un’occasione mancata, perché la vera prevenzione comincia da giovani, addirittura nell’adolescenza, e riguarda soprattutto un corretto stile di vita.

Cerchiamo quindi di capire di che cosa si tratta.

L’osteoporosi è la progressiva decalcificazione delle ossa che si verifica fisiologicamente con l’età, in entrambi i sessi. Spesso però nelle donne  dopo la menopausa, con la riduzione degli estrogeni, assume un andamento rapido, portando a una fragilità dello scheletro con predisposizione alle fratture, soprattutto del femore e vertebrali, calo di statura e incurvamento della colonna.

Un ruolo importante nell’insorgenza di questa patologia è dato dalla genetica: chi ha familiari che soffrono di osteoporosi è più a rischio di svilupparla. Altri fattori di rischio sono la menopausa precoce, l’ipertiroidismo, la celiachia, l’anoressia e in generale l’assenza prolungata di mestruazioni, il fumo, la scarsa attività fisica, la mancanza di vita all’aria aperta e poi molti farmaci: chemioterapici, cortisone, inibitori di pompa protonica (farmaci per la gastrite o il reflusso), anticoagulanti, antiepilettici, diuretici ecc.

Sono molte le ragioni per cui l’osteoporosi è diventata negli ultimi decenni una problematica così diffusa: sicuramente c’è l’aumento della durata della vita media, il cambiamento dell’alimentazione, molto più ricca di proteine e zuccheri e povera di cibi freschi e integrali, la vita sedentaria, l’abitudine al fumo e il poco tempo che si trascorre all’aria aperta.

Molto spesso viene considerato un fattore predisponente non mangiare latticini, per via del loro abbondante contenuto di calcio. È una convinzione del tutto sbagliata, purtroppo sostenuta anche da molti medici, nonostante studi epidemiologici di vasta portata abbiano dimostrato che le popolazioni che consumano più latte e formaggi hanno un tasso di osteoporosi molto maggiore rispetto a quelle che non ne assumono. Infatti, uno dei principali  fattori causali della perdita di calcio da parte dell’osso è l’acidità dei tessuti. Dato che l’organismo per vivere ha bisogno che il suo pH sia mantenuto costante, se si abbassa, per esempio a causa dell’introduzione di alimenti acidificanti, entrano in gioco i cosiddetti sistemi tampone, ossia dei meccanismi che lo riportano nei parametri di normalità. Uno dei principali sistemi tampone è proprio l’osso, che interviene liberando calcio nel sangue per neutralizzare l’eccesso di acidità. È evidente che quanto più un cibo è acidificante, tanto più favorirà questo processo: quindi tutti i cibi proteici, soprattutto di origine animale, sono sfavorevoli per le ossa, così come gli zuccheri e gli amidi raffinati, l’alcool e le bevande gassate. Ottimi per un apporto di calcio sono invece molti semi, soprattutto il sesamo, la frutta secca, i legumi e varie verdure.

L’attività fisica nell’età nello sviluppo è essenziale per consentire una corretta costruzione dell’apparato muscoloscheletrico e anche in seguito è protettiva:  direttamente per azione sull’osso e indirettamente per rinforzo del tono muscolare.

Un ruolo fondamentale per le ossa è dato dalla vitamina D, che si assume con gli alimenti ma che necessita della luce solare per essere attivata. Le creme con filtro solare bloccano questo processo ed è quindi importante esporsi al sole senza protezione almeno per un breve periodo nelle ore di irraggiamento meno forte, oltre a preferire quando possibile attività sportive all’aria aperta a quelle in palestra.

Il fumo e l’alcool esercitano un danno diretto sulla struttura ossea: evitare queste dipendenze fin da giovani è indispensabile.

In fondo, quello che le nostre ossa ci chiedono non è strano: alimentazione sana e naturale con tanta frutta e verdura, pochi zuccheri e poche proteine  animali; attività fisica all’aria aperta, no al fumo, alcool con molta moderazione, farmaci solo se veramente indispensabili. E a questo punto sembra ancora strano che sia diventata una delle patologie caratteristiche della società moderna?

Dott.ssa Roberta Raffelli

 

Schermata 2014-09-09 alle 11.19.29

Tata Francesca (SOS Tata), Elasti (nonsolomamma), Francesca Moscarelli (Around Family), Dalila Bonelli (Casa Delirio). E incontri anche per i più piccoli con Federica Migliotti della Compagnia Teatro Viola, Massimiliano Maiucchi e i laboratori con iBaccelli. Questi gli ospiti decisamente “wo-mum” di Storie, saperi e sapori, la rassegna  nata sotto il segno della sostenibilità femminile e dedicata anche ai bambini che Organyc ha deciso di sostenere. La rassegna sarà osptiata a Roma, dal 30 settembre al 4 dicembre, presso la sala da the/libreria Saporiti (Montesacro).

Visto che uno dei principali problemi delle wo-mum è trovare del tempo per sé, lo staff offre una pratica soluzione: l’agenzia di baby-sitting A misura di mamma, partner nel progetto, selezionerà gratuitamente 5 tate che potranno rimanere a casa con i bambini durante gli appuntamenti della sezione wo-mum.

Gli ospiti:

Francesca Valla, meglio conosciuta come Tata Francesca di SOS Tata, presenterà il suo libro E’ facile fare la mamma…se sai come si fa (Mondadori), per affrontare specifiche tematiche legate alla genitorialità (7 ottobre h 17.00). Claudia De Lillo nota come Elasti, autrice del blog nonsolomamma, giornalista e neo-conduttrice di Caterpillar am su Rai Radio2, ci racconterà il suo Dire, fare, baciare (Feltrinelli) un libro per figlie ma anche un po’ per mamme (7 novembre h.17.30), Francesca Moscarelli co-fondatrice di AroundFamily.it presenterà il portale guida on line per i viaggi e il tempo libero dedicato alle famiglie, fatto da genitori per i genitori (28 ottobre h.17.30). Infine Dalila Bonelliautrice di Casa Delirio (Giunti) parlerà della sua personale visione del multitasking, un mix di delirante quotidianità e auto-ironia (4 dicembre h.17.00)

Gli eventi per i bimbi:

Gli incontri pensati per i più piccoli prevedono: uno spettacolo in rime con Massimiliano Maiucchi, noto giocoliere, attore e cantastorie (30 settembre h.17.00). Un laboratorio con iBaccelli in cui i bambini si cimenteranno con stoffe e colori nella realizzazione di “bambo- le” personalizzate molto particolari (21 ottobre h.17.00) e una fiaba celtica narrata da Federica Migliotti della Compagnia Teatro Violaaccompagnata dall’arpa (20 novembre h. 17.30).

Storie, Saperi e Sapori, dal 30 settembre al 4 dicembre presso Saporiti in viale Gottardo, 62 Roma. Tutti gli eventi sono su prenotazione www.storiesaperiesapori.com

Indian Father and son having fun recycling and donatingSe è vero che giocando si impara a vivere, l’esperienza del gioco, specie nella prima infanzia, può essere improntata alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza dei più piccoli (e non solo!).

Ma in che modo possiamo rendere “ecologico” lo svago dei nostri bambini di tutte le età? Intanto, accertandoci che i giocattoli che proponiamo ai nostri figli siano del tutto privi di sostanze chimiche inquinanti e nocive, come ftalati, formaldeide e metalli pesanti. La normativa di settore ne vieta l’impiego in articoli per l’infanzia, e la presenza del marchio CE costituisce una prima garanzia di sicurezza. Molti prodotti, inoltre, riportano espressamente la dicitura “senza ftalati” sulla confezione.

A ulteriore garanzia di salubrità e sostenibilità, si può optare per balocchi realizzati con materiali naturali, come il legno, ma anche carta, stoffa e gomma. Nel caso del lattice o del caucciù, è fondamentale escludere la presenza di allergie nel bambino a cui è destinato il giocattolo, mentre per quanto riguarda il legno è importante accertarsi che l’essenza utilizzata non sia a rischio di estinzione, o non provenga da aree del Pianeta in cui le foreste sono fortemente minacciate (Sul sito di Greenpeace Italia è disponibile una guida sul legno sostenibile, utile anche per la scelta delle essenze per mobili, complementi d’arredo e parquet).

Attenzione anche alle vernici utilizzate per la colorazione dei giocattoli, che di solito spiccano per la varietà e la vivacità dei loro colori: meglio che siano ad acqua, atossiche e più “leggere” per l’ambiente. Anche la provenienza stessa del prodotto, inevitabilmente, ha un peso sul suo impatto ambientale: più lungo è il viaggio che il giocattolo ha dovuto affrontare per giungere fino a casa nostra, e maggiore sarà la sua impronta ecologica. Meglio dunque, se possibile, orientarsi sul made in Italy, tenendo comunque conto che la globalizzazione interessa naturalmente anche il mercato dei giocattoli. Stesso discorso per gli imballaggi: meglio scegliere prodotti presentati in confezioni il più possibile essenziali, preferibilmente realizzate in materiali riciclabili e uniformi. Ne gioverà anche il bilancio familiare, dal momento che il costo dell’imballo incide inesorabilmente sul prezzo complessivo del giocattolo. In rete e non solo, in ogni caso, sono sempre più diffusi marchi di giocattoli attenti alla sostenibilità a 360 gradi (dalle materie prime, all’imballaggio, dalla provenienza, alla riciclabilità). Qualche esempio? Portali specializzati come www.giochiecologici.it o www.ecogiochiamo.com offrono una vasta gamma di prodotti, ma anche colossi delle vendite online come Amazon o marchi storici di giocattoli, come La Città del Sole o Imaginarium, presentano molte opzioni green.

Prima ancora di procedere con gli acquisti, in ogni caso, quella di realizzare in casa i giocattoli, magari riciclando materiali altrimenti destinati alla pattumiera, può essere un’opzione molto divertente, oltre che istruttiva ed ecologica. Barattoli, bottiglie e altri contenitori, ad esempio, possono diventare tamburi, maracas e altri strumenti musicali (qui una raccolta di tutorial), mentre ritagli di stoffa e avanzi di lana o gommapiuma possono dare “vita” a bambole o pupazzi. Anche della semplice pasta, dei legumi o dei cereali, sono perfetti per la realizzazione di sonagli e altri strumenti. Amido di mais, sale, farina e olio, con un’aggiunta di succo di limone, possono invece essere usati per preparare in casa della pasta modellabile ecologica e… commestibile (la ricetta sul sito Quando Fuori Piove). Il fai da te, a prescindere dai materiali utilizzati e dalla qualità del risultato, rappresenta dunque il connubio ideale tra economia, sostenibilità e divertimento, specie se i diretti interessati vengono coinvolti in prima persona nella realizzazione dei giocattoli. Chi ha bisogno di spunti può consultare questa raccolta online di guide pratiche, ma un pizzico di fantasia è sufficiente per riuscire a sorprendere se stessi e i piccoli di casa.

Chi non volesse affidarsi all’handmade può comunque ricorrere al riciclo, riutilizzando giocattoli ormai abbandonati da fratelli maggiori, cuginetti e vicini di casa (assicuratevi sempre che i prodotti siano integri e in ottimo stato). Viceversa, è una buona abitudine quella di regalare o rivendere i giochi “dismessi” dai nostri figli: oltre a fare spazio in casa, all’insegna del decluttering, è un sistema efficace per allungare il ciclo di vita dei giocattoli.

Infine, ricordiamo che la natura rappresenta di per sé il palcoscenico ideale per i giochi dei bambini (e dei grandi!). Passare all’aperto più tempo possibile, in tutte le stagioni, è garanzia di divertimento e buonumore, oltre che un modo economico ed efficace per combattere sedentarietà e obesità infantile (qui una raccolta di spunti per riscoprire gli svaghi tradizionali, all’aperto e non solo). Se però i vostri ragazzi amano anche i giochi elettronici, nessun problema: basta non esagerare nel loro utilizzo e ricordarsi sempre di affidare alla raccolta differenziata le batterie esaurite e i giochi stessi, una volta divenuti obsoleti o non più funzionanti.

www.unamammagreen.com

 

puntura d' insettoCome resistere, nei mesi estivi, alla tentazione di giocare all’aperto con grandi e piccini? Il richiamo della natura diventa fortissimo durante la bella stagione, quando di solito si ha anche più tempo libero per approfittare di gite in campagna, passeggiate in collina e permanenze al mare. Piccoli inconvenienti, però, possono rovinare anche la più divertente delle scampagnate, soprattutto quando sono coinvolti dei bambini. Ecco allora qualche consiglio per affrontare in modo naturale incontri ravvicinati non esattamente graditi e altri incidenti di lieve entità.

Le punture di zanzara sono il più classico degli “accidenti estivi”, capaci, loro malgrado, di regalare notti insonni e fastidiosi ponfi, specie ai più piccoli o a chi, in generale, ha la pelle particolarmente delicata. Come fare, dunque, per evitare ronzii e punture pruriginose? Applicare una zanzariera alle finestre (e magari tenerne una sulla culla e sulla carrozzina dei neonati, è sufficiente anche un semplice quadrato di tulle) consente di prevenire il problema alla fonte, ma anche la natura ci mette a disposizione molti rimedi green per tenere lontani questi insetti un po’ molesti. Il più classico è forse la citronella, disponibile ormai in tantissime formulazioni: spray, creme, lozioni, cerotti, diffusori per ambienti e candele (attenzione ai potenziali incendi!), ma efficace anche come semplice pianta in vaso. In aggiunta  o in alternativa, si possono usare basilico, geranio (ideale soprattutto in balcone o in terrazzo) e oli essenziali di lavanda, rosmarino e menta, che però non andrebbero mai applicati direttamente sulla pelle dei bambini, ma utilizzati piuttosto nella preparazione di deodoranti per ambienti. Molto efficace, oltre che sostenibile al 100%, l’acquisto di una bat box, ovvero una casetta di legno per pipistrelli, che può essere posizionata in terrazzo o, per chi ne ha la possibilità, in giardino. L’ideale, per favorirne la “colonizzazione”, sarebbe collocarla in primavera, in una zona che si trova esposta direttamente ai raggi del sole almeno per qualche ora al giorno. Un singolo pipistrello è in grado di cacciare migliaia di zanzare in poche ore: ecco perché la bat box rappresenta un rimedio anti-punture di sicura efficacia, oltre che molto ecologico.

Ma le zanzare non sono le uniche “presenze estive” che possono dar luogo a incontri ravvicinati non troppo piacevoli. Le agognate vacanze al mare, ad esempio, possono comportare contatti dolorosi con meduse, tracine, razze e altri pesci urticanti. Per le meduse, la prima cosa da fare, una volta riguadagnata la riva, è versare dell’acqua marina sulla parte interessata. Anche dell’aceto bianco può aiutare a lenire i sintomi, grazie alla presenza di acido acetico. Fondamentale in ogni caso evitare di strofinare la parte lesa, per non diffondere ulteriormente le tossine urticanti nella pelle.

Ancora più doloroso “l’incontro” con la tracina, un pesce dotato di spine sulla pinna dorsale che vive sui fondali sabbiosi. Pestando accidentalmente il pesce col piede o con la mano, si può essere punti dagli aculei, che rilasciano nella una tossina che provoca un dolore immediato e molto intenso. Quando si viene punti da una tracina, per prima cosa è importante rimuovere accuratamente le spine rimaste eventualmente conficcate nella pelle. L’arto interessato va poi bendato a monte della puntura, così da ridurre la diffusione della tossina, per poi immergerlo in una bacinella piena di acqua calda. L’immersione dovrebbe durare per almeno mezz’ora, dato che il veleno della tracina viene inattivato dal calore. Gli stessi accorgimenti possono essere adottati in caso di contatto con altri pesci dotati di spine velenose, come razze, trigoni e scorfani. L’acqua calda è efficace anche per trattare le punture di riccio di mare, ma in questo caso si rivelano ancora più indicati gli impacchi con acqua di mare o trattata con un disinfettante (ricordate sempre di rimuovere tutti gli aculei con una pinzetta o con un ago sterile).

Fuori dall’acqua, invece, attenzione a vespe e api, le cui punture possono essere trattate con una soluzione di acqua e bicarbonato o acqua e limone, avendo l’accortezza, nel caso di un incontro ravvicinato con un’ape, di rimuovere attentamente il pungiglione prima di procedere al lavaggio della parte. Per calmare il dolore, inoltre, si può successivamente strofinare delicatamente la zona con uno spicchio d’aglio tagliato a metà, oppure applicarvi polpa di banana o succo di prezzemolo.

In ogni caso, è sempre opportuno rivolgersi a un medico qualora si noti la presenza di sintomi respiratori, anche lievi, dolore persistente o gonfiore particolarmente accentuato.

E cosa fare, infine, in caso di ruzzoloni e capitomboli? L’ideale, specie per i bambini, è applicare subito un preparato all’arnica, una pianta dai fiori gialli con proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie e antisettiche note da tempo anche agli sportivi, che la usano spesso per contusioni e piccoli problemi muscolari. In commercio si trovano gel e pomate a base di arnica, che, oltre a lenire il dolore, prevengono la formazione di ematomi e riducono il gonfiore. Per rendere più efficace il trattamento, è possibile tenere il tubetto in frigorifero, in modo da garantire ai piccoli infortunati un’applicazione fresca e un maggiore sollievo. Anche in questo caso, naturalmente, è indispensabile consultare un medico in caso di incidenti particolarmente gravi, o quando il bambino mostri sintomi come nausea, vomito, tremori e sonnolenza.

unamammagreen.com

 

shutterstock_104073254L’estate forse non è ancora veramente arrivata, ma cambiamento climatico permettendo, cerchiamo di stare all’aria aperta e al sole il più possibile. È anche una preziosa opportunità anche per condividere più tempo con la propria famiglia, rallentare i ritmi quotidiani di solito così frenetici e passare intere giornate a contatto con la natura. E poi, diciamolo: i benefici della tintarella non sono soltanto estetici. L’esposizione, controllata e moderata, ai raggi solari contribuisce a migliorare l’umore, a lenire alcuni fastidi della pelle e a tonificare la muscolatura. Perché la vacanza al sole non si trasformi in un vero incubo, però, è fondamentale seguire una serie di accorgimenti, prestando attenzione soprattutto alla delicatissima pelle di bambini e neonati.

A cominciare dalla crema protettiva, che deve essere sempre spalmata generosamente prima dell’esposizione al sole, e riapplicata dopo ogni bagno al mare o in piscina, dopo la doccia, e comunque ogni paio d’ore circa. È indispensabile scegliere un fattore di protezione adeguato al proprio tipo e colore di pelle (fototipo), e per i bambini occorre utilizzare formulazioni specifiche e ad altissimo fattore di protezione (50 o superiori). Ma per quanto riguarda la composizione della crema solare, quali sono le scelte più indicate in termini di sostenibilità ambientale?

La maggioranza dei solari in commercio contiene dei filtri di tipo chimico. Si tratta, in altri termini, di sostanze che innescano una reazione chimica in grado di “neutralizzare” i raggi ultravioletti. L’inconveniente dei filtri chimici è che alcune sostanze molto utilizzate nelle creme protettive sono sospettate di interferire con il sistema endocrino, e in particolare di alterare il funzionamento degli estrogeni. È il caso ad esempio dell’Oxybenzone, che secondo l’organizzazione americana Environment Working Group è anche responsabile di reazioni allergiche, tanto che il governo giapponese lo ha sottoposto a importanti limitazioni d’uso. Sotto accusa c’è anche il 4-Methylbenzyliden Camphor, che, secondo il Comitato Scientifico Europeo dei prodotti al consumo (SCCP), a concentrazioni superiori al 4% potrebbe essere a rischio tossicità. È importante osservare che la comunità scientifica sta ancora dibattendo sulla presunta pericolosità di queste sostanze, ma per chi volesse optare per alternative più “naturali”, specie quando la pelle da proteggere è quella dei bambini, le opzioni non mancano.

Una possibilità viene dalla cosmesi Ecobio, che impiega di solito filtri fisici o minerali. Queste sostanze, come l’ossido di zinco o di titanio, costituiscono, come dice il nome, uno schermo “fisico” in grado di bloccare e riflettere i raggi UV, limitando i danni dell’esposizione solare. L’efficacia di queste creme solari è di norma molto alta, anche se la presenza di componenti minerali rende questi prodotti un po’ pastosi e leggermente difficoltosi da spalmare (ma basta riscaldare un po’ di prodotto tra le mani per semplificare l’applicazione). Le creme con filtri fisici, inoltre, richiedono una maggiore frequenza di applicazione, dal momento che, non essendo impermeabili, vengono “lavate via” molto facilmente da acqua e sudore.

Un’altra strada per un’abbronzatura sicura e più naturale è quella dei preparati fitoterapici, che contengono estratti di piante ad azione “filtrante”, spesso impiegate tra l’altro anche nei solari tradizionali. L’elenco delle piante “amiche della tintarella” è lungo, e comprende germe di grano, olio di sesamo, cocco, elicriso, camomilla, calendula, karité, melograno, macadamia, rosa moschata, jojoba e aloe. Come tutti i cosmetici di origine vegetale, questi prodotti possono dare luogo a reazioni allergiche nei soggetti predisposti, per cui è opportuno provarli con cautela, su una porzione limitata di epidermide, prima di applicarli sul resto del corpo. I solari con formulazione vegetale, inoltre, di solito non possono indicare in etichetta un fattore di protezione “certo” come le creme tradizionali, il che potrebbe in qualche modo complicare la scelta (e in ogni caso, è sempre importantissimo evitare il “fai da te”). Molte creme protettive ecobio, in realtà, contengono una combinazione di principi attivi vegetali e filtri minerali, in modo da combinare al massimo efficacia e praticità d’uso.

Qualunque sia la vostra scelta in fatto di creme solari, inoltre, ricordatevi di evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde della giornata (dalle 12 alle 16), di fare indossare un berrettino, ed eventualmente una maglietta, ai bambini, e di non esporre al sole i neonati. E buone vacanze!

www.unamammagreen.com

 

oil gel dropEssere ecosostenibili nei piccoli gesti quotidiani. E’ una mission di molte persone. A volte però la risposta di cosa scegliere e come fare per ridurre l’impatto ambientale, può non essere immediata. Ecco quindi che con piacere vi daremo un po’ di consigli e “scorciatoie” per una vita green.

Oggi si parla di detersivi ecosostenibili. Dalla pulizia della casa alla lavatrice, vorreste scegliere detergenti amici del pianeta ma non sapete quale scegliere? Sugli scaffali ci sono file interminabili di prodotti e dopo un’ora siete ancora lì a leggere le etichette? Ecco una guida facile per poter individuare in pochi minuti i prodotti più adatti alle vostre esigenze.

Se avete l’istinto del piccolo chimico potreste studiare la composizione dei prodotti individuando gli ingredienti sulle etichette o, qualora non presenti sulle confezioni, tramite il sito dei produttori. Come per i cosmetici, l’ordine dei componenti è decrescente sulla base della concentrazione. Grazie ai pallini rossi gialli e verdi del biodizionario potrete dare un punteggio di qualità.

Se invece le formule chimiche non vi sono familiari potreste affidarvi alle certificazioni riconosciute. Il marchio europeo Ecolabel – che certifica l’ecosostenibilità di prodotti e servizi – esiste anche per le principali linee di detergenza (bucato, piatti, pavimenti, e così via). Per potersi fregiare di questo “titolo” i detersivi devono soddisfare i criteri individuati dai disciplinari comunitari e quindi devono avere un’ottima capacità pulente ed essere a basso impatto ambientale. Le regole sono rivolte a ridurre gli scarichi di sostanze tossiche o inquinanti nell’ambiente acquatico, limitare o prevenire i rischi per la salute o l’ambiente connessi all’uso delle sostanze pericolose, minimizzare i rifiuti da imballaggio nonché promuovere la diffusione di informazioni che consentano al consumatore di utilizzare il prodotto nel modo più eco efficiente possibile. La normativa non non riguarda però le materie prime utilizzate nella produzione dei detergenti. I prodotti Ecolabel quindi potrebbero contenere elementi di sintesi anche di origine petrolchimica.

Il marchio del biologico invece certifica l’utilizzo di fonti rinnovabili e naturali, ma non prende in considerazione né l’impatto ambientale del prodotto finito né la qualità della prestazione.

In Italia c’è un’eccezione rappresentata dalla certificazione “detergenza pulita ICEA/AIAB” che prescrive, nell’iter prodromico alla certificazione del detergente, test prestazionali con gli equivalenti prodotti tradizionali e anche un calcolo dell’impatto ambientale del prodotto finito.

Se invece siete dei cultori dell’arte del fai da te, potreste sperimentare direttamente le ricette per i detersivi domestici utilizzando gli ingredienti che di solito sono già presenti nella nostra cucina. In questo caso fateci sapere quali sono le vostre “pozioni magiche” per rendere tutto pulito!

www.letiziapalmisano.it

Spa scene with natural cosmeticsEstate, voglia di sole e di aria aperta. Ma dobbiamo proteggerci e gli oli essenziali e gli oli vegetali possono essere nostri preziosi alleati per vivere  un’estate al naturale. In particolare – come ci ricorda Elena Cobez – abbiamo a disposizione alcune essenze che si riveleranno molto utili, sia come repellenti per le zanzare, sia come lenitive, sia per proteggere la pelle dai raggi solari (anche se non possiamo creare solo con essenze e oli vegetali uno schermo solare totale).

Vediamo qualche ricetta interessante da creare. Per esempio uno spray antizanzare per tutta la famiglia  potrebbe essere il seguente:

50 ml di vodka

10 gocce di Geranio rosato

5 gocce di Citronella di Ceylon

5 gocce di Menta piperita

Questa ricetta vede come protagoniste tre essenze che possono contrastare la presenza delle zanzare; possiamo mettere la miscela in uno spray e spruzzarlo sulla pelle, stando bene attenti a non spruzzare mai per sbaglio la miscela sul volto e sugli occhi. Nel caso la ricetta risultasse per qualcuno troppo intensa, si possono diminuire le dosi delle essenze. Utilizziamo la vodka come base perché è una sostanza che ha poco odore e di bassa gradazione (40 gradi circa).

Chiaramente se poi abbiamo bisogno anche di un prodotto da applicare sulla pelle come lenitivo per le punture d’insetto, allora possiamo creare un buon olio in questo modo:

50 ml di oleolito di Calendula

20 gocce di Lavanda spica

20 gocce di Copaiba

L’olio essenziale di Lavanda spica è un’ottima essenza per le punture d’insetto, e in questo caso la uniamo ad una oleoresina, la Copaiba, che è perfetta per disinfiammare la pelle e aiutarla a ristrutturarsi.

Nel caso tu non riuscissi a reperire questi due oli essenziali, puoi utilizzare anche una Lavanda vera o una Lavanda hybrida.

In caso invece di eritemi solari, possiamo utilizzare una ricetta simile, che vede sempre presente l’oleolito di Calendula:

50 ml di oleolito di Calendula

30 gocce di Copaiba

10 gocce di Camomilla blu

E se non abbiamo la Camomilla, possiamo comunque utilizzare una Lavanda.

In questo caso abbiamo usato delle essenze lenitive, e la Camomilla blu è una sostanza perfetta per disinfiammare la pelle. E per le pelli delicate può essere una buona idea utilizzare un olio protettivo anche durante il giorno, non solo se siamo al mare, ma anche in città o in montagna:

30 ml di olio di Jojoba

10 ml di Olio di Rosa Mosqueta

10 ml di olio di Avocado

Questa sinergia di tre oli vegetali crea un vero e proprio olio di bellezza, con leggero effetto protettivo, idratante, nutriente e ristrutturante. Spesso quando provo ricette come queste, mi stupisco di quanto la pelle risponde a questi nutrienti e come si possa in questo modo anche d’estate avere una pelle più morbida, meno tesa, luminosa e idratata. Come dicevamo prima, questa miscela non sostituisce prodotti solari protettivi, ma sicuramente può essere di valido aiuto quando vogliamo nutrire la pelle, un po’ come fosse una crema da giorno.

Spesso in Aromaterapia siamo abituati a focalizzarci maggiormente sugli oli essenziali, ma in realtà anche gli oli vegetali sono una grande risorsa, e anche gli idrolati, che sono l’acqua aromatica prodotta durante la distillazione delle essenze. La famosa “acqua di rose” nasce come acqua di distillazione delle rose, e quindi in origine era un idrolato. Oggi si trova ancora in commercio, anche se alcune acque di rose sono acque profumate, e quindi non sono idrolati (negli idrolati resta un residuo dell’olio essenziale distillato). Vedremo in prossimi articoli quale uso possiamo fare sia degli oli vegetali che degli idrolati, per arrivare ad una cosmesi naturale aromatica che sia di vero supporto alla nostra pelle, che non è solo un organo, ma anche un punto importante di contatto con l’ambiente esterno, e come tale rappresenta un “confine”. Questo strato di confine è una superficie sulla quale avvengono molte cose, e con oli essenziali, oli vegetali e idrolati possiamo armonizzarla e aiutarla nel suo compito.

Elena Cobez

 

1 comment

Powered by Greenbean and Heppni | Privacy Policy