‘Parliamo di un mondo al femminile colorato di verde, in cui ogni gesto quotidiano nasce dalla consapevolezza dei propri consumi e delle proprie azioni. E ci dedichiamo al benessere naturale della donna nella vita di tutti i giorni ma soprattutto “in quei giorni”…’ >>

Clutter ManagementLiberarsi dal superfluo, per far emergere l’essenziale: questo il pensiero alla base del decluttering, letteralmente “eliminare la confusione”. Nel corso degli ultimi anni, il decluttering si è fatto sempre più strada come filosofia di vita che abbraccia tanto la dimensione materiale quanto quella razionale ed emotiva.

Allontanarsi da ciò che non serve, per riscoprire cosa è veramente importante: un percorso che riguarda gli oggetti, ma anche i pensieri, le preoccupazioni quotidiane, i rapporti personali superficiali o nocivi. Questi ambiti della vita sono solo apparentemente sconnessi: in realtà, la maggior parte degli oggetti che occupano le nostre case è legata a ricordi, momenti della vita piacevoli o spiacevoli che non sappiamo lasciare andare.

In altri casi, conservare oggetti inutili pensando che forse, un giorno, potremmo averne bisogno, può essere una risposta fuorviante ad un personale bisogno di sicurezza e di protezione. Se incontrollato, l’accumulo può diventare patologico, ma anche in situazioni di totale normalità sono moltissimi gli oggetti superflui all’interno di ogni casa.

Osserviamo davvero ciò che ci circonda?

L’ambiente influenza le persone, lo stato emotivo, perfino il modo di pensare e la capacità di focalizzarsi sulle questioni davvero importanti, stilando una personale lista mentale delle priorità. Per questo, il decluttering spesso inizia all’interno della casa, per poi proseguire dentro di noi.

Provate a guardarvi intorno: riuscite a individuare oggetti che non usate da moltissimo tempo, o che sono ormai del tutto inutili? Ora date un nuovo sguardo, soffermandovi sui singoli oggetti e chiedendovi se la loro assenza avrebbe un effetto sulla vostra vita di tutti i giorni, oppure se passerebbe del tutto inosservata. Ecco che, così, la lista di ciò che può essere eliminato inizia a crescere…

Fare decluttering significa portare ordine, riconquistare spazio e tempo (sottratto al riordino e alla pulizia di ambienti molto caotici, ad esempio), dare maggior valore a ogni singolo oggetto: perché se tutto è importante, allora nulla ha davvero importanza. Sfruttare appieno le risorse, riutilizzare, riciclare, riparare, fare a meno: queste le parole d’ordine che guidano una vita “cutter free”. Può sembrare difficile, ma non lo é: ecco un esercizio e un piccolo gioco per muovere i primi passi nel mondo del decluttering.

La scatola delle scuse

Avete deciso di liberarvi del superfluo, ma pare più semplice a dirsi che a farsi: di fronte a molti oggetti tentennate, non siete certi di volervene separare, temete di pentirvene. Ecco che un semplice scatolone può venire in vostro aiuto: accumulatevi all’interno gli oggetti dei quali non siete sicuri di voler fare a meno e conservate lo scatolone per un anno esatto. Tutto ciò che non vi tornerà utile durante tale arco di tempo, probabilmente non lo farà mai: abbandonate le scuse e liberatevene a cuor leggero.

La sfida minimalista

Per chi ritiene che iniziare sia la parte più difficile, ecco un gioco da mettere in atto per un mese: la sfida minimalista. La regola è semplice, la difficoltà in crescendo: ogni giorno si elimina un numero di oggetti corrispondente alla data, il primo del mese 1 oggetto, il 2 due oggetti… e via di questo passo, per trenta giorni. Alla fine di questo periodo, si potrà scoprire di aver eliminato 930 oggetti, piccoli e grandi, dei quali probabilmente faticherete anche solo a notare l’assenza. Come liberarvene dipende da voi: tutto ciò che è in buono stato e può tornare utile ad altri può essere regalato, scambiato, venduto. Pronte a raccogliere la sfida?

gennaio 12, 2015

Pillola sì ma…

yChi preferisce evitare quanto più possibile di assumere medicinali e sceglie di curarsi con terapie naturali si trova spesso combattuta fra adottare una contraccezione ormonale, con il suo elevato margine di sicurezza, oppure optare per alternative meno invasive ma anche un po’ meno efficaci.

Se la scelta cade sulla pillola c’è comunque la possibilità di contrastarne gli effetti collaterali con l’aiuto di rimedi naturali. Vediamone alcuni:

Ritenzione idrica: se le gambe si gonfiano e tendono ad avere l’aspetto “a buccia d’arancia” il primo provvedimento da adottare è l’attività fisica regolare. Un’ora al giorno di camminata oppure il nuoto, che ha anche un effetto massaggio, o uno sport praticato con regolarità sono spesso già sufficienti a migliorare la situazione. L’altro aspetto fondamentale riguarda l’alimentazione: evitare dolci, grassi animali, farine raffinate e bevande gassate e dolcificate, insaccati e carni; preferire pesce, legumi, cereali raffinati, olio extravergine e tantissima frutta e verdura. Se non è sufficiente si possono assumere dei fitoterapici drenanti a base di betulla, meliloto, hamamelis, ippocastano. Sono molti anche i rimedi omeopatici efficaci: Thuya, Pulsatilla, Natrum Muriaticum, Natrum Sulfuricum, Silicea , da scegliere in base alle proprie caratteristiche fisiche e ai sintomi associati.

Nausea: spesso è un fenomeno temporaneo che si attenua dopo i primi tempi. Ci si può però aiutare con l’omeopatia: Ipeca, Cocculus, Nux Vomica, Cuprum, Arsenicum album per esempio. Si possono assumere tisane a base di camomilla, verbena, finocchio e altre piante che calmano lo stomaco e anche in questo caso una corretta alimentazione è molto importante.

Mal di testa: se è molto insistente conviene provare a sostituire la pillola, dato che spesso cambiando la composizione ormonale il sintomo scompare o si attenua. Possono essere d’aiuto integratori a base di magnesio e vitamine del gruppo B, Sali di Schuessler quali Silica, Natrum Muriaticum, Kalium phosphoricum; fra i rimedi omeopatici, Lycopodium, Magnesia phosphorica, Selenium, Lachesis, Sanguinaria, Aconitum.

Tensione al seno: in questo caso integratori e fitoterapici a base di Agnocasto sono di solito molto efficaci. In alternativa o insieme si possono assumere antiinfiammatori naturali a base di enzimi (bromelina, papaina, tripsina ecc.) e alcuni rimedi omeopatici, per esempio Phytolacca, Belladonna, Apis, Conium.

Disturbi dell’umore: irritabilità, senso di depressione o rapidi cambiamenti di umore possono essere mitigatii da integratori a base di magnesio, da fitoterapici (attenzione all’iperico perché interferisce con l’assorbimento della pillola!) e da molti omeopatici: Sepia, Silicea, Pulsatilla, Ignatia, Lycopodium, Staphysagria e tanti altri, da scegliere in base alle caratteristiche del sintomo e della persona.

Calo del desiderio: sintomo apparentemente paradossale ma in realtà piuttosto comune. Prima di tutto è consigliabile cambiare tipo di pillola, perché talvolta si risolve semplicemente sostituendo l’estrogeno e/o il progestinico. In caso di insuccesso, se non è possibile sospendere la pillola si può provare con la micoterapia, dato che il fungo Cordyceps si è rivelato piuttosto efficace nel risvegliare la libido.

Dott.ssa Roberta Raffelli

 

PChi di noi è orientata verso una medicina “dolce” e preferisce evitare il più possibile l’uso di farmaci, ancora di più sente questa esigenza nel delicato periodo della gravidanza.

In effetti la maggior parte dei disturbi può essere trattata molto bene con le medicine complementari e con uno stile di vita corretto. Vediamo come affrontare i disturbi più frequenti:

Nausea e vomito sono sicuramente gli effetti collaterali più comuni del primo trimestre. Un validissimo aiuto ci viene da una radice, lo zenzero, che è presente in tutti gli integratori sul mercato, che siano in compresse, gocce o gomme da masticare. Ma lo zenzero può essere utilizzato anche fresco, preparando un efficace decotto (si fanno bollire a fuoco basso per 10 minuti alcune fettine sottili, poi si beve eventualmente aggiungendo limone e un po’ di miele)oppure in polvere come condimento o nel tè.

Nei casi più ostinati è possibile ricorrere all’agopuntura, che dà molto spesso sollievo fin dalla prima seduta. In alternativa o insieme si possono usare vari rimedi omeopatici: in commercio esistono vari rimedi complessi, nei quali sono associati diversi prodotti ad azione su questi sintomi, oppure fra gli unitari abbiamo ad esempio Cocculus, Ipeca, Camphora, Nux Vomica, Arsenicum Album, Tabacum, Ignatia.

Insonnia: anche questo sintomo è molto comune, spesso per tutta la durata della gravidanza.

Spesso è sufficiente una correzione dello stile di vita: cena leggera e senza proteine animali, attività fisica moderata, passeggiata prima di andare a dormire permettono di alleggerire la digestione e migliorare l’ossigenazione dei tessuti, oltre ad avere azione calmante sullo stato mentale.

L’agopuntura è un validissimo supporto, ma per chi non ama gli aghi si possono utilizzare fitoterapici a base di passiflora, melissa, tiglio, lavanda, luppolo, griffonia e così via, sia come tisane che come tinture madri o compresse.

In omeopatia poi ci vengono in aiuto ad esempio Coffea cruda, Nux Vomica, Sepia, Ignatia, Gelsemium.

Ritenzione idrica, gambe gonfie: camminare regolarmente almeno un’ora al giorno, fare attività in piscina (nuoto, acquagym, idrospin) e utilizzare le calze elastiche sono presidii indispensabili.  Va inoltre ridotto drasticamente il consumo di sale e aumentato quello di frutta e verdura. Assumere molta acqua è fondamentale per drenare l’eccesso di sale e di tossine provocato dalla stasi venosa e linfatica. Molti fitoterapici hanno un’azione diuretica naturale, come la betulla, la centella, il rusco, l’asparago e il meliloto. In omeopatia troviamo Apis, Pulsatilla, Aesculus, Natrum Muriaticum, Natrum Sulfuricum fra i più frequentemente utilizzati.

Stipsi: uno dei sintomi “per eccellenza” della gravidanza, va trattato prima di tutto con l’attività fisica quotidiana, l’assunzione di una quantità adeguata di liquidi e un’alimentazione ricca di fibre, quindi frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Da evitare latte e latticini, farine bianche, proteine in eccesso, cibi raffinati. Se questo non è sufficiente, si può ricorrere al valido aiuto dell’agopuntura, a decotti (molto utile quello di orzo mondo, malva, psillio e una piccola percentuale di frangula, da far preparare in erboristeria; decuocere per mezz’ora, far depositare i semi e bere il liquido senza filtrarlo) e ai semi, che aumentano la massa fecale senza irritare l’intestino. Psillio e lino sono i più utilizzati, sempre da assumere con molti liquidi.

Fra i rimedi omeopatici troviamo Lycopodium e Nux Vomica, Graphites, Alumina, Silicea.

Crampi: anche in questo caso l’attività fisica regolare e un’adeguata assunzione di liquidi sono indispensabili; frutta e verdura in grande quantità per introdurre sali minerali e vitamine, calze elastiche per la circolazione, integratori a base di magnesio, potassio e vitamine del gruppo B, anche in diluizione omeopatica. Molto utile fra i sali di Schüssler  Magnesia Phosphorica, mentre fra i rimedi omeopatici unitari Cuprum è senz’altro il più indicato, ma sono spesso efficaci Arnica, ancora Magnesia Phosphorica (in diluizione più alta rispetto ai sali di Schüssler), Staphysagria.

Mal di schiena: soprattutto nelle ultime fasi della gravidanza è un sintomo che colpisce gran parte delle donne, associato o meno a sciatalgia. Spesso legato alla modificazione della postura, può trarre beneficio dall’utilizzo della cintura per sostenere l’addome, che alleggerisce il carico lombare. Anche qualche seduta osteopatica è di grande aiuto, così come gli integratori a base di acido Alfa lipoico, assunto a dosaggi abbastanza importanti (800 mg al giorno e oltre). Trova grande indicazione l’agopuntura, che in genere dà un rapido sollievo, mentre in omeopatia Arnica, Hypericum, Rhus Tox e Ruta sono fra i rimedi più spesso utili, da soli o in associazione.

Stanchezza, sonnolenza: spesso questi sintomi sono legati all’anemia che insorge dopo la prima metà della gravidanza, e in questo caso, previa valutazione della ferritina, ossia della riserva di ferro dell’organismo, è necessaria l’integrazione di tale elemento. Per chi non lo tollerasse come farmaco, se l’anemia non è troppo severa si può assumere come integratore o in forma omeopatica. Un vecchio metodo sempre efficace è quello della mela chiodata (una mela acida tipo renetta nella quale si infilano una decina di chiodi di ferro che si lasciano per 12 ore; si mangia la mela e si riutilizzano i chiodi) una-due volte al giorno.

Altra causa di astenia è l’ipotiroidismo, anch’esso molto comune e da valutare di routine nel primo trimestre, poiché se non corretto tempestivamente può portare a problemi fetali.

Spesso vengono consigliati in gravidanza integratori multivitaminici, che indubbiamente migliorano l’astenia ma che forniscono anche sostanze- prodotte chimicamente- di cui l’organismo non ha bisogno e che in più tendono ad aumentare l’appetito. Molto meglio invece adottare un’alimentazione ricca di vitamine naturali, cioè frutta e verdura fresche, consumate di preferenza crude, oppure integratori selettivi di quelle vitamine di cui si sia evidenziata la carenza con appositi esami del sangue. A questo proposito, importante dosare a inizio gravidanza la vitamina D che, oltre a favorire la corretta ossificazione del feto, sembra sempre più svolgere un ruolo protettivo nella prevenzione del parto pretermine e nel corretto funzionamento del sistema immunitario.

L’omeopatia offre numerosi rimedi, sia costituzionali che sintomatici: Phosphoric Acidum, Sepia, Silicea, China, Kali Phosphoricum, Arnica fra i principali.

Dott.ssa Roberta Raffelli

 

Le mestruazioni sono spesso vissute come un fastidioso ostacolo alla quotidianità: un maggiore senso di stanchezza e qualche dolore possono  rallentarci e deconcentrarci, facendo in modo che il nostro corpo si imponga sulla routine quotidiana, attirando la nostra attenzione.

Frau mit Schmerzen im BauchPercependole quasi come un fattore di disturbo, siamo portate a soffocare i segnali che il nostro corpo ci manda durante i diversi momenti del ciclo. Eppure, per ridurre il fastidio dei sintomi che si accompagnano al periodo mestruale e premestruale, abbiamo a disposizione ottimi strumenti: l’accettazione e la condiscendenza.

Il tempo: una linea o una ruota?

Nei tempi più antichi, il ciclo mestruale era considerato un dono sacro, tale da conferire grandi poteri alla donna e da renderla più vicina alla natura. Con l’affermarsi delle società patriarcali, il flusso mestruale ha iniziato ad essere percepito come qualcosa di negativo, al pari di una ferita, e collegato al concetto di impurità. Ad ogni modo, esso è sempre stato riconosciuto come elemento importante nella vita della donna, responsabile della definizione della sua stessa essenza. Oggi, invece, sembra avere perso tutta la sua rilevanza: il flusso non deve comportare limitazioni e la vita deve poter scorrere sempre identica e lineare.

In parte questa visione si lega alla percezione del tempo, fondata sul concetto di linearità: è necessario uno sforzo per appropriarsi nuovamente del concetto di tempo circolare che caratterizza ogni avvenimento naturale. Quando si pensa al ciclo mestruale, ci si focalizza soltanto sul periodo del flusso, dimenticando che esso è solo una parte di un processo di morte e rinascita che si ripete incessantemente.

Ascoltare il corpo per curare il dolore

 Durante i giorni di mestruazioni, il dolore attira l’attenzione verso il ventre: anziché tentare di metterlo a tacere, possiamo sfruttarlo per riscoprire una più profonda connessione con il nostro corpo. Cerchiamo di assecondare le nostre esigenze: stiamo a riposo, al caldo, concentriamoci sulla sensazione di dolore e su tutto il resto del corpo. In questo modo potremo percepire le tensioni e concentrarci per scioglierle, facendo attenzione a ciò che allieva la sensazione dolorosa e ciò che, invece, la accentua. Percepiremo, in contrasto, le parti del corpo che ci trasmettono invece una sensazione di rilassamento e pace, ricordandoci che il dolore è localizzato.

Si tratta di un esercizio semplice, ma utile per aprire un canale di comunicazione da coltivare durante tutte le successive fasi del ciclo: umore, concentrazione, creatività, percezioni subiscono continue variazioni durante i 28 giorni di questo naturale percorso. Riconnettersi con questi elementi in continua evoluzione permetterà di vivere con maggiore naturalezza e consapevolezza la propria femminilità, assecondandola senza combatterla.

Il ciclo mestruale nel quotidiano

Riconoscere la circolarità del tempo che guida il nostro organismo significa anche poter riequilibrare il nostro quotidiano. Come accade durante la stagione invernale, i giorni di flusso portano con sé un rinnovamento: è la fase di morte che precede la rinascita. Sono i giorni nei quali rallentare il ritmo, raccogliersi nei bilanci e nelle riflessioni, preparandosi mentalmente ai cambiamenti che la fase successiva potrà portare.

A tale momento, infatti, fa seguito la rinascita, legata ad una fase di maggiore energia e creatività: questi saranno i giorni nei quali mettere in atto i cambiamenti che hanno già preso forma nella nostra mente e nei quali godere dei frutti di una nuova energia. Imparando ad ascoltare il ciclo che scandisce il nostro tempo, potremo riscoprirlo come opportunità per esprimerci al meglio, in connessione con il nostro essere.

 

girl outdoorDall’alimentazione fino al guardaroba, il nostro stile di vita è indissolubilmente legato al susseguirsi delle stagioni. Tra le piccole abitudini quotidiane condizionate dai diversi periodi dell’anno non vanno dimenticate le attenzioni alla nostra pelle. Per prendersi cura del viso non esistono prodotti miracolosi, così come non basta affidarsi alla dicitura “naturale” per avere la certezza di un prodotto benefico. L’autoproduzione, poi, può nascondere ulteriori insidie… Quali sono dunque le cose da sapere per trattare davvero bene la nostra pelle? Ce ne parla la dermatologa Pucci Romano, Presidentessa dell’Associazione Skineco.

Dott.ssa Romano, le necessità della pelle del viso cambiano attraverso le stagioni?

Certamente. Bisogna ricordare che la pelle è un organo, non un semplice involucro passivo, e come tale le sue funzionalità sono dipendenti dai cambiamenti climatici. Come la crescita dei capelli oppure delle unghie è più rallentata durante l’inverno, anche la pelle si adatta alla stagione. I periodi caldi, ad esempio, sono caratterizzati da maggiore sudorazione, quindi la pelle riceve molta idratazione in modo naturale. Ciò accade meno durante i periodi caratterizzati da freddo, vento, poca luce solare. La secchezza porta la pelle ad ossigenarsi di più, attraverso un maggiore afflus

so sanguigno. Rispetto ai periodi caldi, l’inverno porta la necessità di una crema più corposa.

Quali sono le conseguenze di mancate attenzioni nei confronti della pelle, in particolare nel periodo invernale?

Intanto, teniamo presente il fatto che la pelle è un organo dalle risorse straordinarie: è in grado di gestirsi, difendersi ed adattarsi agli agenti esterni. In realtà, alla nostra pelle servono meno prodotti di quanti siamo abituati ad utilizzarne! Per prendersene correttamente cura è sufficiente essere prudenti e saper ascoltare i segnali che la pelle ci invia: facciamo attenzione se si arrossa, oppure se la sentiamo tirare: in questi avrà bisogno di un prodotto nutriente.

La protezione e la cura della pelle durante l’inverno sono importanti soltanto per le donne più mature?

Facciamocene una ragione: la pelle invecchia. Questo dipende soprattutto da fattori genetici e, semplicemente, dal passare del tempo. Il mio consiglio è quello di diffidare di qualsiasi prodotto spacciato per “miracoloso”. In generale, il prodotto vincente per la pelle è quello che le dà la possibilità di sviluppare e utilizzare al meglio le proprie risorse naturali. Il cosmetico vincente è quello che rende la pelle capace di sfruttare al massimo le proprie risorse.

Ci sono valutazioni specifiche da tenere in considerazione in base al tipo di pelle?

La pelle può mostrare esigenze diverse da individuo a individuo, ma anche in base all’età, all’esposizione agli agenti esterni: sono molti i fattori che entrano in gioco. In generale, è sufficiente assicurare alla pelle una buona detergenza, non troppo aggressiva, e utilizzare prodotti il cui obiettivo sia normalizzarla e fare in modo che essa possa sfruttare le proprie risorse per mantenersi in salute.

Sempre per quanto riguarda il viso, come possiamo prenderci correttamente cura delle nostre labbra?

Anche in questo caso, il principale consiglio è quello di prestare attenzione ai segnali che la pelle delle labbra ci manda: se sono irritate, molto secche o screpolate, sarà il caso di intervenire con prodotti che permettano alla pelle di ritrovare il proprio equilibrio. Nella scelta dei cosmetici per le labbra occorre fare particolare attenzione alla qualità: teniamo conto del fatto che, in media, una donna ingerisce circa due chili e mezzo di rossetto nel corso della propria vita. E’ fondamentale che i prodotti siano innocui e, soprattutto, edibili. Anche l’uranio e l’asbesto sono naturali, ma questo non significa che facciano bene.

Dunque, per prendersi cura della pelle e dell’ambiente non basta affidarsi ad una cosmesi “naturale”?

Preferisco parlare di “ecodermocompatibilità”: i prodotti possono derivare da ingredienti naturali oppure dalla chimica verde, l’importante è che siano salutari per la pelle. Di conseguenza, lo saranno anche per l’ambiente. La cosmesi è una scienza e come tale va supportata da test scientifici. Le campagne che promuovono prodotti sulla base di test di autovalutazione sono ridicole e il rigore deve essere preteso dai consumatori. E’ nostro compito essere informati, capire cosa contiene un prodotto, senza farci trarre in inganno da indicazioni vaghe circa l’origine naturale dei cosmetici.

Fortunatamente, in questo senso c’è un’attenzione crescente da parte dei consumatori, che ha ricevuto grande impulso grazie a internet. Basta uno smartphone per rendere qualcosa virale: è la forza della rete, che però ha anche i suoi lati più deboli. Sul web si può dire tutto e il contrario di tutto. Per questo è importante sviluppare un pensiero critico consapevole. Uno strumento utile a far luce su queste tematiche è la piramide Skincare secondo Skineco.

Negli ultimi anni il maggiore coinvolgimento dei fruitori ha portato a cambiamenti anche nel marketing. Non a caso, Skineco, che non è un ente certificatore ma un’associazione, sta ricevendo moltissime richieste di adesione. Un recente episodio ci ha visti coinvolti per la valutazione di un’azienda desiderosa di entrare a far parte della rete segnalata da Skineco.

Due prodotti, però, non rientravano nei parametri di ecodermocompatibilità da noi richiesti e ciò è stato segnalato all’azienda. Quest’ultima ha deciso di rimuovere  da tali cosmetici  i componenti “cattivi” e di riformularli . Anche questo è frutto del potere della consapev

olezza e della voglia di chiarezza dei consumatori finali.

Come riconoscere i prodotti per la pelle ecodermocompatibili?

La corretta informazione è fondamentale, senza cadere in categorizzazioni troppo sempli

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cistiche. Non tutti i conservanti, ad esempio, sono da demonizzare, mentre è vero che i parabeni non fanno bene alla pelle e andrebbero evitati. Non tutti i prodotti di origine chimica

sono dannosi per l’ambiente o per il nostro corpo, così come il fai da te non è sempre una soluzione affidabile. Al contrario, nella preparazione di cosmetici sicuri e salutari, è fondamentale poter garantire stabilità, purezza, assenza di contaminazioni durante ogni fase di lavorazione: questo non è sempre possibile nell’autoproduzione. Purtroppo, molti in questo periodo cercano di cavalcare l’onda spacciando i propri prodotti per “naturali”, dunque migliori. Sono quelli che io definisco “eco – furbetti”: la conoscenza è lo strumento più efficace per evitare di cadere in queste trappole.

Affidarsi a generiche dichiarazioni di sostenibilità da parte delle aziende produttrici, dunque, non basta: sul proprio sito web, Skineco offre una ricca serie di strumenti utili per aiutare i consumatori a orientarsi nella lettura delle etichette e nella conoscenza degli ingredienti ecodermocompatibili.

Xmas tree made of wooden branchesTra tutte le festività, il Natale è forse quella più sentita e non solo per ragioni religiose, ma perché racchiude in sé la meraviglia negli occhi dei bambini, la gioia di rivedere amici e parenti e la soddisfazione di assaggiare squisiti manicaretti. Al banchetto (e non solo) di questa festa, ormai alle porte, non può mancare un ospite sempre gradito: l’Ambiente.

Organyc ha stilato un decalogo per un Natale chip ed eco-chic.

L’aria di festa arriva con gli addobbi: colorate ghirlande potrebbero essere realizzate recuperando ciò che non serve più come tappi i sughero o quelle vecchie cravatte che i papà o i mariti non mettono più ma che non osano buttare.

Nato come tradizione natalizia, nel nord Europa, ormai da diversi decenni, l’albero è entrato anche nelle nostre case. Dal punto di vista della ecosostenibilità, è opportuno evitare di utilizzare un esemplare di platica – peggio se proveniente dall’Asia – perché, secondo Coldiretti, inquina quanto sei milioni percorsi da un’auto e poi le soluzioni alternative davvero non mancano. Se siete appassionati cultori dell’arte del fai da te, potreste sbizzarrirvi realizzando il vostro albero con una composizione di potature e rami sacchi, con bottiglie di plastica o lattine (rigorosamente da smaltire nella raccolta differenziata alla fine delle feste). Potreste poi ridar vita a carta, cartone, cataste di giornali e addirittura alle scatole delle uova o – magari per la cena di Natale – con broccoli e pomodorini.

Per chi invece vuol donare alla propria casa l’inconfondibile profumo dell’abete - come spiega  PEFC Italia - è importante che venga accertata la provenienza dell’albero da sistemi di gestione forestale sostenibile: un vero abete riesce ad assorbire la CO2 rilasciando ossigeno ed oli essenziali che purificano e aromatizzano la stanza. Una alternativa è l’acquisto di cimali o punte di abete che “derivano dalla normale pratica di gestione forestale che prevede interventi colturali di “sfolli” o diradamenti”, per lo sviluppo delle foreste più pulite e più fruibili. Come precisato dalla PEFC, in entrambi i casi “si contribuisce a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e a contrastare l’erosione e gli incendi, perché gli abeti sono generalmente coltivati soprattutto in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono”. E’ importante sapere che, finite le feste, non si può provvedere a impiantarlo nei boschi perché, come specifica la forestale, ci potrebbe essere il rischio di inquinamento genetico per le specie autoctone. Sarà possibile, però, piantarlo nel proprio giardino o conferirlo ai diversi sistemi di raccolta nei quali si valuta se l’albero possa essere ripiantato o se vada inviato al riciclo per tornare alla natura come compost.

Caramelle, pezzetti di legno, tappi e vecchi calzini potranno diventare decorazioni per l’albero e pupazzi di neve, realizzati a quattro o più mani grazie all’aiuto dei vostri bambini per far vivere loro la magia del Natale già dai primissimi preparativi.

Anche nella scelte delle luminarie non mancano le soluzioni green: che siano per l’albero o per addobbare balconi e giardini, le luci, magari a led, potranno essere alimentate da un pannello solare e non dovrete più preoccuparvi di come portare le luci fuori casa (né della bolletta elettrica).

Per i regali, le idee sono davvero tante: i più piccini potreste prestare attenzione a giochi realizzati con materie prime naturali – come legno e cartone – e decorati con vernici atossiche. Alle amiche potrete invece donare prodotti di ecocosmesi o, a quelle meno interessate a curare la propria bellezza, una cesta di prodotti tipici o biglietti per spettacoli o concerti. A chi ha davvero tutto, potreste regalare un’adozione: tanti sono i progetti, sia a favore della tutela di animali in via d’estinzione che di sostegno a cause umanitarie.

Per incartare i regali si potrebbe puntare al riutilizzo o al riciclo creativo: buste di carta o di stoffa riutilizzabile o impacchettare con materiali di recupero e per chiudere i pacchi perché non utilizzare  nastri o corde che, a differenza dei nastri adesivi, non rovineranno le carte di imballaggio che potranno così continuare a viaggiare di dono in dono!

Tra i momenti memorabili vi sono sempre quelli conviviali: dalla cena della vigilia al pranzo di Natale. Come raccomanda Greenpeace, si possono privilegiare i prodotti provenienti da agricoltura biologica, locali e stagionali. Perché non stupire i vostri invitati con un delizioso menù vegan? E gli immancabili scarti ed avanzi? Non si buttano, ma saranno succulenti ingredienti per la vostra ecocucina. Per la tavola tante sono le idee per segnaposti fai da te e, invece di mettere all’ingrasso la pattumiera, ricordatevi di utilizzare tovaglie di stoffa e piatti riutilizzabili: a Natale non è meglio stare nel calduccio delle vostre case a ridere con amici e parenti piuttosto che dover uscire di casa per gettare bustoni pieni di stoviglie di plastica?

E voi cosa farete di speciale per il vostro eco-Natale?

Letizia Palmisano

 

1 comment

Vector ecology concept, factory with condomQualsiasi azione quotidiana ha un costo per l’ambiente, perfino un atto semplice, bello e naturale come fare l’amore. Sapevi che proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate, in molti casi, provoca inquinamento? Questo perché i preservativi sono trattati con sostanze chimiche che li rendono sicuri, ma anche non più biodegradabili. I momenti di piacere si trasformano così in lunghi anni di attesa da parte dell’ecosistema per il completo smaltimento di ogni preservativo.

Nonostante il lattice dei preservativi sia ottenuto dal caucciù, e dunque da una sostanza di origine naturale, la filiera produttiva non è sempre trasparente e può nascondere sfruttamento di risorse e di lavoratori nei Paesi in via di sviluppo.

I tradizionali profilattici non possono che far storcere il naso anche agli animalisti più convinti, dal momento che nel processo di produzione è coinvolta anche la caseina, elemento di origine animale. Insomma: fare l’amore può costare caro all’ambiente. Insomma, gli ambientalisti devono rinunciare al piacere? Per fortuna no, grazie alla crescente diffusione di prodotti ecologici, vegani e solidali. La scelta è più ampia di quanto potreste pensare…

I preservativi vegani sono la risposta per tutti coloro che scelgono di condurre uno stile di vita che non coinvolga elementi di origine animale: sicuri quanto i prodotti tradizionali, questi anticoncezionali non contengono caseina e non sono testati su animali. Possono essere acquistati di diverse marche, con possibilità di scelta della taglia e anche delle versioni aromatizzate.

In commercio è possibile reperire anche preservativi biodegradabili, privi di parabeni, glicerina e altri additivi, per un prodotto sicuro e del tutto naturale, in grado di essere smaltito in poco tempo dall’ambiente.

Packaging riciclato e fair trade sono le parole d’ordine che caratterizzano la produzione di preservativi attenti non solo all’impatto ambientale, ma anche a quello sociale: molte aziende produttrici hanno scelto di certificare l’assenza di sfruttamento in tutta la filiera produttiva, dal reperimento della materia prima alla lavorazione finale.

Se è vero che, ad oggi, i preservativi vegani ed eco sostenibili costituiscono ancora un prodotto di nicchia, è vero anche che la domanda è in crescita e che il web costituisce un canale d’acquisto semplice e immediato. Questo ha portato allo sviluppo di un’offerta sempre più variegata: è proprio il caso di dire che ce n’è per tutti i gusti.

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