‘Parliamo di un mondo al femminile colorato di verde, in cui ogni gesto quotidiano nasce dalla consapevolezza dei propri consumi e delle proprie azioni. E ci dedichiamo al benessere naturale della donna nella vita di tutti i giorni ma soprattutto “in quei giorni”…’ >>

girl outdoorDall’alimentazione fino al guardaroba, il nostro stile di vita è indissolubilmente legato al susseguirsi delle stagioni. Tra le piccole abitudini quotidiane condizionate dai diversi periodi dell’anno non vanno dimenticate le attenzioni alla nostra pelle. Per prendersi cura del viso non esistono prodotti miracolosi, così come non basta affidarsi alla dicitura “naturale” per avere la certezza di un prodotto benefico. L’autoproduzione, poi, può nascondere ulteriori insidie… Quali sono dunque le cose da sapere per trattare davvero bene la nostra pelle? Ce ne parla la dermatologa Pucci Romano, Presidentessa dell’Associazione Skineco.

Dott.ssa Romano, le necessità della pelle del viso cambiano attraverso le stagioni?

Certamente. Bisogna ricordare che la pelle è un organo, non un semplice involucro passivo, e come tale le sue funzionalità sono dipendenti dai cambiamenti climatici. Come la crescita dei capelli oppure delle unghie è più rallentata durante l’inverno, anche la pelle si adatta alla stagione. I periodi caldi, ad esempio, sono caratterizzati da maggiore sudorazione, quindi la pelle riceve molta idratazione in modo naturale. Ciò accade meno durante i periodi caratterizzati da freddo, vento, poca luce solare. La secchezza porta la pelle ad ossigenarsi di più, attraverso un maggiore afflus

so sanguigno. Rispetto ai periodi caldi, l’inverno porta la necessità di una crema più corposa.

Quali sono le conseguenze di mancate attenzioni nei confronti della pelle, in particolare nel periodo invernale?

Intanto, teniamo presente il fatto che la pelle è un organo dalle risorse straordinarie: è in grado di gestirsi, difendersi ed adattarsi agli agenti esterni. In realtà, alla nostra pelle servono meno prodotti di quanti siamo abituati ad utilizzarne! Per prendersene correttamente cura è sufficiente essere prudenti e saper ascoltare i segnali che la pelle ci invia: facciamo attenzione se si arrossa, oppure se la sentiamo tirare: in questi avrà bisogno di un prodotto nutriente.

La protezione e la cura della pelle durante l’inverno sono importanti soltanto per le donne più mature?

Facciamocene una ragione: la pelle invecchia. Questo dipende soprattutto da fattori genetici e, semplicemente, dal passare del tempo. Il mio consiglio è quello di diffidare di qualsiasi prodotto spacciato per “miracoloso”. In generale, il prodotto vincente per la pelle è quello che le dà la possibilità di sviluppare e utilizzare al meglio le proprie risorse naturali. Il cosmetico vincente è quello che rende la pelle capace di sfruttare al massimo le proprie risorse.

Ci sono valutazioni specifiche da tenere in considerazione in base al tipo di pelle?

La pelle può mostrare esigenze diverse da individuo a individuo, ma anche in base all’età, all’esposizione agli agenti esterni: sono molti i fattori che entrano in gioco. In generale, è sufficiente assicurare alla pelle una buona detergenza, non troppo aggressiva, e utilizzare prodotti il cui obiettivo sia normalizzarla e fare in modo che essa possa sfruttare le proprie risorse per mantenersi in salute.

Sempre per quanto riguarda il viso, come possiamo prenderci correttamente cura delle nostre labbra?

Anche in questo caso, il principale consiglio è quello di prestare attenzione ai segnali che la pelle delle labbra ci manda: se sono irritate, molto secche o screpolate, sarà il caso di intervenire con prodotti che permettano alla pelle di ritrovare il proprio equilibrio. Nella scelta dei cosmetici per le labbra occorre fare particolare attenzione alla qualità: teniamo conto del fatto che, in media, una donna ingerisce circa due chili e mezzo di rossetto nel corso della propria vita. E’ fondamentale che i prodotti siano innocui e, soprattutto, edibili. Anche l’uranio e l’asbesto sono naturali, ma questo non significa che facciano bene.

Dunque, per prendersi cura della pelle e dell’ambiente non basta affidarsi ad una cosmesi “naturale”?

Preferisco parlare di “ecodermocompatibilità”: i prodotti possono derivare da ingredienti naturali oppure dalla chimica verde, l’importante è che siano salutari per la pelle. Di conseguenza, lo saranno anche per l’ambiente. La cosmesi è una scienza e come tale va supportata da test scientifici. Le campagne che promuovono prodotti sulla base di test di autovalutazione sono ridicole e il rigore deve essere preteso dai consumatori. E’ nostro compito essere informati, capire cosa contiene un prodotto, senza farci trarre in inganno da indicazioni vaghe circa l’origine naturale dei cosmetici.

Fortunatamente, in questo senso c’è un’attenzione crescente da parte dei consumatori, che ha ricevuto grande impulso grazie a internet. Basta uno smartphone per rendere qualcosa virale: è la forza della rete, che però ha anche i suoi lati più deboli. Sul web si può dire tutto e il contrario di tutto. Per questo è importante sviluppare un pensiero critico consapevole. Uno strumento utile a far luce su queste tematiche è la piramide Skincare secondo Skineco.

Negli ultimi anni il maggiore coinvolgimento dei fruitori ha portato a cambiamenti anche nel marketing. Non a caso, Skineco, che non è un ente certificatore ma un’associazione, sta ricevendo moltissime richieste di adesione. Un recente episodio ci ha visti coinvolti per la valutazione di un’azienda desiderosa di entrare a far parte della rete segnalata da Skineco.

Due prodotti, però, non rientravano nei parametri di ecodermocompatibilità da noi richiesti e ciò è stato segnalato all’azienda. Quest’ultima ha deciso di rimuovere  da tali cosmetici  i componenti “cattivi” e di riformularli . Anche questo è frutto del potere della consapev

olezza e della voglia di chiarezza dei consumatori finali.

Come riconoscere i prodotti per la pelle ecodermocompatibili?

La corretta informazione è fondamentale, senza cadere in categorizzazioni troppo sempli

Schermata 2014-12-14 alle 23.11.15

cistiche. Non tutti i conservanti, ad esempio, sono da demonizzare, mentre è vero che i parabeni non fanno bene alla pelle e andrebbero evitati. Non tutti i prodotti di origine chimica

sono dannosi per l’ambiente o per il nostro corpo, così come il fai da te non è sempre una soluzione affidabile. Al contrario, nella preparazione di cosmetici sicuri e salutari, è fondamentale poter garantire stabilità, purezza, assenza di contaminazioni durante ogni fase di lavorazione: questo non è sempre possibile nell’autoproduzione. Purtroppo, molti in questo periodo cercano di cavalcare l’onda spacciando i propri prodotti per “naturali”, dunque migliori. Sono quelli che io definisco “eco – furbetti”: la conoscenza è lo strumento più efficace per evitare di cadere in queste trappole.

Affidarsi a generiche dichiarazioni di sostenibilità da parte delle aziende produttrici, dunque, non basta: sul proprio sito web, Skineco offre una ricca serie di strumenti utili per aiutare i consumatori a orientarsi nella lettura delle etichette e nella conoscenza degli ingredienti ecodermocompatibili.

Xmas tree made of wooden branchesTra tutte le festività, il Natale è forse quella più sentita e non solo per ragioni religiose, ma perché racchiude in sé la meraviglia negli occhi dei bambini, la gioia di rivedere amici e parenti e la soddisfazione di assaggiare squisiti manicaretti. Al banchetto (e non solo) di questa festa, ormai alle porte, non può mancare un ospite sempre gradito: l’Ambiente.

Organyc ha stilato un decalogo per un Natale chip ed eco-chic.

L’aria di festa arriva con gli addobbi: colorate ghirlande potrebbero essere realizzate recuperando ciò che non serve più come tappi i sughero o quelle vecchie cravatte che i papà o i mariti non mettono più ma che non osano buttare.

Nato come tradizione natalizia, nel nord Europa, ormai da diversi decenni, l’albero è entrato anche nelle nostre case. Dal punto di vista della ecosostenibilità, è opportuno evitare di utilizzare un esemplare di platica – peggio se proveniente dall’Asia – perché, secondo Coldiretti, inquina quanto sei milioni percorsi da un’auto e poi le soluzioni alternative davvero non mancano. Se siete appassionati cultori dell’arte del fai da te, potreste sbizzarrirvi realizzando il vostro albero con una composizione di potature e rami sacchi, con bottiglie di plastica o lattine (rigorosamente da smaltire nella raccolta differenziata alla fine delle feste). Potreste poi ridar vita a carta, cartone, cataste di giornali e addirittura alle scatole delle uova o – magari per la cena di Natale – con broccoli e pomodorini.

Per chi invece vuol donare alla propria casa l’inconfondibile profumo dell’abete - come spiega  PEFC Italia - è importante che venga accertata la provenienza dell’albero da sistemi di gestione forestale sostenibile: un vero abete riesce ad assorbire la CO2 rilasciando ossigeno ed oli essenziali che purificano e aromatizzano la stanza. Una alternativa è l’acquisto di cimali o punte di abete che “derivano dalla normale pratica di gestione forestale che prevede interventi colturali di “sfolli” o diradamenti”, per lo sviluppo delle foreste più pulite e più fruibili. Come precisato dalla PEFC, in entrambi i casi “si contribuisce a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e a contrastare l’erosione e gli incendi, perché gli abeti sono generalmente coltivati soprattutto in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono”. E’ importante sapere che, finite le feste, non si può provvedere a impiantarlo nei boschi perché, come specifica la forestale, ci potrebbe essere il rischio di inquinamento genetico per le specie autoctone. Sarà possibile, però, piantarlo nel proprio giardino o conferirlo ai diversi sistemi di raccolta nei quali si valuta se l’albero possa essere ripiantato o se vada inviato al riciclo per tornare alla natura come compost.

Caramelle, pezzetti di legno, tappi e vecchi calzini potranno diventare decorazioni per l’albero e pupazzi di neve, realizzati a quattro o più mani grazie all’aiuto dei vostri bambini per far vivere loro la magia del Natale già dai primissimi preparativi.

Anche nella scelte delle luminarie non mancano le soluzioni green: che siano per l’albero o per addobbare balconi e giardini, le luci, magari a led, potranno essere alimentate da un pannello solare e non dovrete più preoccuparvi di come portare le luci fuori casa (né della bolletta elettrica).

Per i regali, le idee sono davvero tante: i più piccini potreste prestare attenzione a giochi realizzati con materie prime naturali – come legno e cartone – e decorati con vernici atossiche. Alle amiche potrete invece donare prodotti di ecocosmesi o, a quelle meno interessate a curare la propria bellezza, una cesta di prodotti tipici o biglietti per spettacoli o concerti. A chi ha davvero tutto, potreste regalare un’adozione: tanti sono i progetti, sia a favore della tutela di animali in via d’estinzione che di sostegno a cause umanitarie.

Per incartare i regali si potrebbe puntare al riutilizzo o al riciclo creativo: buste di carta o di stoffa riutilizzabile o impacchettare con materiali di recupero e per chiudere i pacchi perché non utilizzare  nastri o corde che, a differenza dei nastri adesivi, non rovineranno le carte di imballaggio che potranno così continuare a viaggiare di dono in dono!

Tra i momenti memorabili vi sono sempre quelli conviviali: dalla cena della vigilia al pranzo di Natale. Come raccomanda Greenpeace, si possono privilegiare i prodotti provenienti da agricoltura biologica, locali e stagionali. Perché non stupire i vostri invitati con un delizioso menù vegan? E gli immancabili scarti ed avanzi? Non si buttano, ma saranno succulenti ingredienti per la vostra ecocucina. Per la tavola tante sono le idee per segnaposti fai da te e, invece di mettere all’ingrasso la pattumiera, ricordatevi di utilizzare tovaglie di stoffa e piatti riutilizzabili: a Natale non è meglio stare nel calduccio delle vostre case a ridere con amici e parenti piuttosto che dover uscire di casa per gettare bustoni pieni di stoviglie di plastica?

E voi cosa farete di speciale per il vostro eco-Natale?

Letizia Palmisano

 

Vector ecology concept, factory with condomQualsiasi azione quotidiana ha un costo per l’ambiente, perfino un atto semplice, bello e naturale come fare l’amore. Sapevi che proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate, in molti casi, provoca inquinamento? Questo perché i preservativi sono trattati con sostanze chimiche che li rendono sicuri, ma anche non più biodegradabili. I momenti di piacere si trasformano così in lunghi anni di attesa da parte dell’ecosistema per il completo smaltimento di ogni preservativo.

Nonostante il lattice dei preservativi sia ottenuto dal caucciù, e dunque da una sostanza di origine naturale, la filiera produttiva non è sempre trasparente e può nascondere sfruttamento di risorse e di lavoratori nei Paesi in via di sviluppo.

I tradizionali profilattici non possono che far storcere il naso anche agli animalisti più convinti, dal momento che nel processo di produzione è coinvolta anche la caseina, elemento di origine animale. Insomma: fare l’amore può costare caro all’ambiente. Insomma, gli ambientalisti devono rinunciare al piacere? Per fortuna no, grazie alla crescente diffusione di prodotti ecologici, vegani e solidali. La scelta è più ampia di quanto potreste pensare…

I preservativi vegani sono la risposta per tutti coloro che scelgono di condurre uno stile di vita che non coinvolga elementi di origine animale: sicuri quanto i prodotti tradizionali, questi anticoncezionali non contengono caseina e non sono testati su animali. Possono essere acquistati di diverse marche, con possibilità di scelta della taglia e anche delle versioni aromatizzate.

In commercio è possibile reperire anche preservativi biodegradabili, privi di parabeni, glicerina e altri additivi, per un prodotto sicuro e del tutto naturale, in grado di essere smaltito in poco tempo dall’ambiente.

Packaging riciclato e fair trade sono le parole d’ordine che caratterizzano la produzione di preservativi attenti non solo all’impatto ambientale, ma anche a quello sociale: molte aziende produttrici hanno scelto di certificare l’assenza di sfruttamento in tutta la filiera produttiva, dal reperimento della materia prima alla lavorazione finale.

Se è vero che, ad oggi, i preservativi vegani ed eco sostenibili costituiscono ancora un prodotto di nicchia, è vero anche che la domanda è in crescita e che il web costituisce un canale d’acquisto semplice e immediato. Questo ha portato allo sviluppo di un’offerta sempre più variegata: è proprio il caso di dire che ce n’è per tutti i gusti.

pregnant woman mother belly relaxing park yoga meditationLa gravidanza, lo si sente affermare spesso, non è una malattia. Ciò nonostante, si tratta di una fase della vita della donna caratterizzata dal cambiamento e dalla ricerca di nuovi equilibri. In questi mesi più che mai è importante saper ascoltare il proprio corpo e le sue evoluzioni, per arrivare al momento del parto in modo sereno e naturale.

Se è vero che l’esercizio fisico intenso deve gradualmente lasciare spazio al rallentamento e al riposo, questo non significa che sia necessario bandire qualsiasi tipo di attività che interessi il corpo. Al contrario, lo yoga si rivela uno strumento utile per le future mamme che desiderano arrivare al parto preparate nel fisico e nella mente.

Il termine “yoga”, di origini antichissime, rimanda al concetto di unione: si tratta di una disciplina volta a favorire la profonda conoscenza di sé e l’unione tra spiritualità e fisicità. Durante la gravidanza, lo yoga può guidare nella conoscenza e nell’ascolto dei cambiamenti in corso, favorendo la percezione della nuova vita in formazione, con la quale iniziare a creare il più profondo dei legami.

Coinvolgendo sia la dimensione fisica sia quella psicologica, questa millenaria disciplina offre benefici che interessano entrambe queste sfere: dal punto di vista psicologico, utilizzando come armi principali la respirazione e la meditazione, aiuta a liberare la mente dalle ansie, dai timori e dalle preoccupazioni. Attraverso esercizi leggeri combinati con le tecniche di rilassamento, lo yoga favorisce la gestione più serena dei diversi stati emotivi che caratterizzano la gravidanza.

Acquisite durante il corso dei mesi, le stesse pratiche di respirazione si rivelano un utilissimo strumento di gestione del dolore durante il parto e degli intensi stati emotivi che vi si accompagnano. Tramite il rilassamento e la meditazione si potranno ascoltare e percepire in modo profondo movimenti e segnali del bambino man mano che procede il suo sviluppo.

I benefici non sono solo psicologici: un mirato percorso di yoga pre parto permette di migliorare la circolazione sanguigna, alleviando la sensazione di gonfiore articolare che può caratterizzare la gravidanza.

Anche la muscolatura ne trae vantaggio, con positive conseguenze sia immediate sia a lungo termine: durante la gravidanza lo yoga aiuta a mantenere corretta la postura e rinforzare i muscoli che sostengono la colonna vertebrale, riducendo il mal di schiena.

In vista del giorno più importante, gli esercizi proposti dallo yoga permettono il rafforzamento della muscolatura pelvica, riducendo il rischio di prolasso vaginale e favorendo il parto.

Come ogni percorso, anche lo yoga in gravidanza si sviluppa per tappe: gli esercizi devono essere mirati per ogni fase della gestazione, aiutando ad affrontare i diversi cambiamenti che si susseguono nel corso dei mesi e rispondendo alle specifiche esigenze della donna. Con un cammino mirato, lo yoga non presenta particolari controindicazioni e deve essere evitato soltanto dalle donne con gravidanze a rischio.

Siete pronte a rilassarvi insieme al vostro bambino?

femme douleur abdomenCapita spesso che ad un controllo ginecologico di routine oppure ad una visita eseguita per qualche disturbo (dolori mestruali, ai rapporti, una gravidanza che non arriva) ci si senta diagnosticare l’endometriosi, una malattia sempre più frequente ma ancora abbastanza misteriosa.

Ma che cos’è l’endometriosi? Che problemi comporta? Ed è possibile tenerla sotto controllo senza prendere farmaci, efficaci ma con molti effetti collaterali?

L’endometriosi è una situazione in cui cellule dell’endometrio, il tessuto che riveste l’interno dell’utero, si trovano dislocate in sedi anomale: ovaio, legamenti dell’utero, peritoneo e talvolta anche in organi più distanti. Queste cellule rispondono agli ormoni come l’utero e quindi ogni mese sanguinano, dando origine a stati infiammatori cronici, dolori e cisti ovariche, a seconda della sede in cui si sono impiantate. Sulle cause della malattia sono state formulate molte ipotesi ma ancora non si è arrivati a nessuna certezza.

Se le cisti ovariche sono di grandi dimensioni può essere necessario asportarle chirurgicamente, mentre in generale il trattamento dell’endometriosi si basa su ormoni che sopprimono o riducono la produzione di estrogeni e quindi la mestruazione (pillole a basso dosaggio o senza estrogeni, progestinici ecc.) oppure sul trattamento del dolore con antinfiammatori. In una percentuale abbastanza significativa di casi l’endometriosi si associa a sterilità, indipendente dalla presenza di un danno delle tube, probabilmente a causa dello stato subinfiammatorio cronico: spesso vengono consigliate tecniche di procreazione medico assistita (PMA) che però hanno percentuali di successo inferiore a parità di età rispetto a casi in cui l’endometriosi non è presente.

Va però detto che l’endometriosi ha vari livelli di gravità e per fortuna quelli gravi sono la minoranza; esiste quindi la possibilità di tenere sotto controllo la patologia in modo meno invasivo.

Come in quasi tutte le malattie, anche qui l’alimentazione gioca un ruolo: i cibi proinfiammatori, che stimolano i fattori di crescita e aumentano l’insulina vanno il più possibile evitati. Quindi, limitare gli zuccheri, scegliere alimenti a basso indice glicemico, evitare i grassi saturi (animali) e le proteine animali, preferendo alimenti alcalinizzanti come frutta, verdura, legumi, oli spremuti a freddo è senz’altro consigliabile.

Esistono molti integratori di origine naturale che hanno effetto antinfiammatorio: enzimi come bromelina e papaina, antiossidanti come il resveratrolo e l’acido lipoico, modulatori dei mediatori del dolore come la palmitoiletanolamide (PEA), che fanno parte di vari prodotti reperibili in commercio, sono utili nel controllo della sintomatologia dolorosa.

L’agopuntura e la fitoterapia cinese sono strumenti formidabili non solo per il dolore, ma anche per il controllo della crescita delle cisti e per migliorare i risultati delle tecniche di PMA.

Alcuni rimedi omeopatici come Thuya e Silicea sono quasi sempre indicati, ma molti altri possono essere utilizzati a seconda del biotipo costituzionale e della sintomatologia della persona. La neuralterapia (tecnica che mira al drenaggio della matrice extracellulare, sede di deposito di scorie tossiche e radicali liberi) dà spesso grandi soddisfazioni soprattutto sul controllo del dolore.

La componente psicoemozionale che fa inevitabilmente parte della malattia non va  trascurata: si può lavorare su questo aspetto con fiori di Bach e rimedi omeopatici ad alta diluizione, ma anche con psicoterapia, tecniche di rilassamento, meditazione, pratica yoga e infinite altre metodiche, da scegliere anche in base alla propria predisposizione caratteriale.

Come in tutte le patologie croniche, è importante non prendere l’endometriosi come una condanna ad assumere passivamente farmaci per anni fino alla menopausa, ma un’opportunità per cominciare a rendersi responsabili della propria salute e impegnarsi per  la propria guarigione.

Dottoressa Roberta Raffelli

 

School and office supplies on a wooden table.La scuola scandisce i ritmi delle giornate, delle settimane e un po’ di tutto l’anno di molte famiglie. Si va sempre un po’ di corsa e ogni tanto è bene controllare di aver messo tutto nella cartella, ad iniziare dall’amica ecosostenibilità.

Iniziamo dal momento più bello della giornata: la merenda. Ecogenitori è importante cercare di dare cibo sano sia per il nutrimento che per l’ambiente. Alimenti possibilmente fatti in casa e frutta fresca insegneranno ai nostri figli una lezione importantissima: con l’ecosostenibilità c’è più gusto.

Matite, quaderni e penne si consumano uno dietro l’altro. Forse non sapete che anche nella loro scelta potete essere ecofriendly.

Per i quaderni, i blocchi per appunti, le risme e le cartelline di carta, online e in giro si trovano tantissime soluzioni eco. E’ infatti possibile scegliere quelli in carta riciclata o prodotte con legni che provengono da foreste controllate: fate sempre attenzione a cercare prodotti “marchiati” con i loghi FSC o certificati Blauer Engel ed Ecolabel. Un ecosuggerimento: a fine anno, se ne quaderni avanzeranno dei fogli, potreste tagliarli, forarli e utilizzarli per riempire i raccoglitori ad anelli dell’anno successivo.

Attenzione a non rovinare i libri, potranno essere utili a fratelli ed amichetti minori o regalati in biblioteca. E’ importante rivestirli, ovviamente in maniera ecologica. Potreste usare i ritagli di carta da regalo che avete conservato dopo “scartato” un pacco-dono, personalizzando quelle meno “vivaci” con qualche figurina avanzata dalla collezione dei vostri figli a cui sarà affidata la scelta delle immagini da portare nello zaino e sui banchi per tutto l’anno.

Cartelle ed astucci normalmente accompagnano i nostri ragazzi per anni. La loro scelta è quindi fondamentale. Già, ma quali scegliere quando è arrivato il momento di prendere uno nuovo?

Innanzitutto è meglio prediligere modelli resistenti (e quando vengono usati dai bambini vuol dire molto resistenti!) che possano essere riutilizzati per diversi anni ed ergonomici per evitare cattive abitudini soprattutto di postura. Tra quelli in commercio si stanno diffondendo i modelli realizzati con materiali naturali come la canapa e il cotone bio, con rifiniture in plastica riciclata e chiusure in legno ecosostenibile. Molto ricercate sono poi, tra i più piccoli, le linee dedicate agli amici animali per portare la natura in spalla. Per i ragazzi più grandi, invece, che vivono attaccati agli oramai irrinunciabili smartphone, sarà un “must” lo zaino con i pannelli solari per poter essere sempre pronti a rispondere ai messaggi degli amici …..e ovviamente delle mamme. Se siete invece dei cultori del fai da te potreste creare una borsa unica, ad esempio con l’uncinetto, in cui si intrecceranno l’amore per i vostri figli e la vostra fantasia o trasformare la vecchia custodia di un DVD che non vi interessa più in un astuccio.

All’interno dell’astuccio sarà poi possibile riporre gli eco righelli, nonché penne e matite ricaricabili realizzate con materiali naturali – dal cartone alle bioplastiche – o con componenti  derivanti dal riciclo (addirittura anche dai vecchie custodie CD). Se dovrete comprare evidenziatori, pennarelli, colle e l’immancabile correttore – il famoso “bianchetto” – sappiate che alcuni produttori li realizzano senza l’uso di solventi chimici.

Se a vostro figlio verrà richiesto di portare a scuola qualche strumento tecnologico come una calcolatrice, sono assolutamente fuori moda le batterie: scegliete modelli alimentati da un pannellino solare e il pargolo non avrà più scuse per non fare i compiti di matematica.

Ora è tutto pronto e i vostri pargoli potranno andare a scuola e portarsi appresso una buona dose di “green”.

Letizia Palmisano

 

sad young woman holding pregnancy testAd un certo momento nella vita si decide che si è pronti per avere un bambino. Qualche volta, però, la gravidanza non arriva subito come ci si aspetta e dopo qualche mese (per le più ansiose) o anche uno-due anni di tentativi si incomincia a fare qualche accertamento, prima più banale poi più approfondito e impegnativo.

Ma cosa succede quando tutti questi esami risultano perfetti e non si trova alcun problema? Le alternative che vengono abitualmente proposte sono solo due: o continuare ad aspettare e provare, oppure entrare in un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA).

In effetti la medicina ufficiale non ha molte possibilità di aiutare le donne che decidono di non sottoporsi alle tecniche, peraltro piuttosto invasive, di PMA: se non si è evidenziata una patologia, per esempio un deficit dell’ovulazione, non si può nemmeno consigliare una terapia.

Se ci chiediamo perché sempre più coppie non riescono ad avere un bambino, la prima risposta è senz’altro l’aumento dell’età, che determina un declino significativo della capacità di concepimento; tuttavia, sempre più spesso la problematica interessa anche coppie giovani, che talvolta hanno indicatori di fertilità paragonabili a quelli di persone molto più avanti negli anni.

In questo ha verosimilmente un ruolo determinante il cambiamento radicale dello stile di vita che si è instaurato progressivamente a partire dall’inizio della civiltà industriale: vita sedentaria, con sempre maggior tendenza al sovrappeso e alle problematiche collegate, e alimentazione “moderna”. Infatti, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, le materie prime sono state modificate per ottenere derivati raffinati, di più facile conservazione e minore costo, ma totalmente privi di valore nutrizionale, con il conseguente paradosso di un eccesso di alimentazione ma una carenza di nutrienti. Ciò è vero per gli zuccheri, ma anche per i cereali, il latte e i latticini, gli oli.

La dottoressa Kousmine nel secolo scorso, studiando le malattie degenerative come i tumori, le patologie autoimmuni, cardiocircolatorie e così via, scoprì che potevano essere indotte o prevenute in topi di laboratorio semplicemente somministrando una dieta raffinata o integrale. Sulla base di queste osservazioni sperimentali mise a punto un programma alimentare che in fondo non è altro che il ritorno all’alimentazione di cento anni fa: legumi, cereali integrali, oli spremuti a freddo, pochi zuccheri e solo integrali, pochissime proteine animali e tanta verdura e frutta. Nelle sue casistiche riporta, oltre a straordinari successi nel campo delle malattie degenerative, anche numerosi casi di gravidanze in donne sterili o infertili; questo però non deve stupirci, perché vitamine e oligoelementi introdotti con il cibo (e profondamente diversi da quelli chimici che si assumono in pillole!) sono alla base del funzionamento enzimatico, a sua volta responsabile della produzione di ormoni e in definitiva della corretta attività di tutti gli organi e i tessuti.

Anche l’attività fisica gioca un ruolo importante, perché regola naturalmente la produzione di insulina, che in eccesso può arrivare a bloccare o rendere meno efficiente l’ovulazione e l’impianto dell’embrione, oltre a stimolare la produzione di endorfine che combattono l’ansia e lo stress.

Pertanto, i primi passi da compiere sono un attento esame del proprio stile di vita e l’applicazione delle indispensabili correzioni, specie sul piano alimentare.

Un altro aiuto può venire anche dalla medicina tradizionale cinese, per la quale la sterilità è legata a uno squilibrio energetico che può essere corretto dall’agopuntura e dalle appropriate terapie a base di erbe.

Se poi, come spesso accade, entra in gioco una componente di natura psicologica (per esempio paure o rifiuto inconsci), può essere molto utile una terapia con i fiori di Bach o con rimedi omeopatici ad alta diluizione, in questo caso selezionati da un omeopata esperto.

Quindi, se abbiamo deciso di non ricorrere a tecniche di PMA ma di seguire il corso naturale degli eventi, non siamo costrette ad aspettare in modo passivo, ma abbiamo davanti numerose strade da percorrere, alla ricerca di una gravidanza ma anche di un maggiore benessere fisico e di un miglior equilibrio psicoemotivo, a condizione di essere disposte a rivedere e cambiare molte nostre abitudini sbagliate.

 Dottoressa Roberta Raffelli

 

 

 

 

Powered by Greenbean and Heppni | Privacy Policy