‘Parliamo di un mondo al femminile colorato di verde, in cui ogni gesto quotidiano nasce dalla consapevolezza dei propri consumi e delle proprie azioni. E ci dedichiamo al benessere naturale della donna nella vita di tutti i giorni ma soprattutto “in quei giorni”…’ >>

di Letizia Palmisano

organizzare un eco picnicFinalmente è primavera. Lasciato alle spalle un lungo inverno, con l’arrivo prorompente del sole e delle prime giornate calde, li desiderio di trascorrere alcune ore all’aria aperta coinvolge tutta la famiglia. Nei parchi, in montagna o sulle spiagge non importa: l’unica cosa essenziale è trovare un luogo che ci consenta di immergerci il più possibile nella natura. Parlando con i gestori dei parchi, però, troppo spesso le gite “fuori porta” trasformano angoli incontaminati in discariche. Quali sono i semplici gesti che garantiscono un Eco picnic?

Dove andare

All’interno dei parchi, sia cittadini che fuori mano, sono sempre di più le aree attrezzate per organizzare picnic: da quelle messe a disposizione gratuitamente con semplici tavolini e panchine, a spazi in cui è possibile noleggiare di tutto (barbecue e legna inclusi). Ideali per le gite fuori porta saltuarie, vi consentiranno di non acquistare equipaggiamenti che rischierebbero, una volta usati, di rimanere poi abbandonati nelle vostre cantine. Se invece il fai da te è un elemento irrinunciabile del vostro tempo libero, fate attenzione: in alcuni luoghi, ad esempio per questioni di decoro dell’area, di ordine pubblico o per la tutela della flora e la fauna nelle aree protette, non è consentito il pic nic.

Come arrivare

Tutti amano la natura, ma nessuno vuole arrivarci a piedi, diceva Andrew J. Wollensky. Ebbene, si può dimostrare il contrario. Partendo leggeri, è possibile raggiungere molti posti a piedi, in bicicletta o con i mezzi del trasporto pubblico. In alternativa potreste lasciare le auto nei parcheggi appositi e proseguire a piedi o avvalendovi dei servizi navetta messi a disposizione per non “invadere” il cuore della natura.

Gli alieni siamo noi

Entriamo nelle aree verdi, specie se parchi protetti, “in punta di piedi”. Rispetto alla flora e alla fauna locale siamo noi degli alieni. E’ poi importante soffermarsi a leggere il regolamento del Parco che ci ospita: solitamente, ad esempio, è vietato dare da mangiare agli animali, cogliere i fiori o tenere la musica a volume eccessivo.

Barbecue si o no?

Nelle scampagnate fuori porta c’è chi preferisce portare da casa cibi già pronti e freschi e chi, invece, non vuole rinunciare a piatti caldi e magari al classico barbecue. Per accendere il fuoco sapete che esistono tipi di carbonella ecologica realizzata con gusci di cocco? Condividere poi, anche con dei compagni appena conosciuti, un unico fornello, renderà la gita più divertente e a minor impatto ambientale. Prima di andare via è fondamentale controllare che il fuoco sia ben spento: se non si è sicuri, basterà ricoprire la brace con la terra. In alternativa spesso esistono dei punti ristoro le cui materie prime spesso sono i frutti della terra del parco stesso. Sapori senza eguali…

Ecostoviglie

L’alternativa green è ovviamente quella di preparare tutto in casa. In commercio vi sono contenitori termici che consentono di mantenere caldi (e molto!) i cibi per molte ore. Un trucco è versare dentro i portavivande con l’anima di acciaio dell’acqua bollente e solo successivamente posizionare i contenitori di cibo. Per pranzo saranno… come appena sfornati.
Anche per le stoviglie, la prima scelta consigliata è sempre ”il riutilizzabile”. Se, però, per motivi pratici, preferite le attrezzature monouso, troverete in commercio intere linee compostabili: da piatti e posate, ai contenitori da asporto.

Rifiuti zero e no littering

Uno dei problemi più grandi delle aree di campeggio è spesso il littering, ovvero l’abbandono dei rifiuti. I frammenti di cibo o imballaggi possono inquinare i luoghi, finire nei corsi d’acqua (il 70% dei rifiuti in mare ha origine “terrestre”) o essere ingeriti dagli animali, con grandi rischi per la loro salute. Inoltre, abbandonare i rifiuti potrebbe farvi incorrere in una bella multa. Tra i rifiuti più problematici? Gomme da masticare e mozziconi di sigaretta. Piccoli, talvolta invisibili ma longevi e dannosissimi.
A venirvi in aiuto, nelle aree attrezzate, spesso, è organizzata la raccolta differenziata. Per evitare brutte sorprese e non trovare quindi questa soluzione ricordate di portare con voi un paio di buste per raccogliere tutto (anche ciò che è “accidentalmente” sfuggito a terzi). Lasciare i luoghi ancor più puliti di come li si è trovati è un regalo che ci faremo per la nostra prossima gita.

Cosa fare

La natura da sfogo alla libertà e alla fantasia (sempre nel rispetto dei luoghi). Visto che ci siamo, la gita fuori porta può essere occasione per scoprire il nome di un albero, di un frutto o per conoscere la storia di quell’area verde. Partire “informati” grazie a materiali messi a disposizione negli info-point, su internet o attraverso una delle tante applicazioni per i cellulari che “raccontano” la vita del parco, ci farà gustare meglio ciò che ci circonda e trasformare la gita in una piccola e divertente lezione di educazione ambientale.
E voi, avete altri consigli per il vostro eco picnic?

Fiori di BachNon tenete in alcun conto la malattia. Pensate soltanto alla prospettiva che ha della vita colui che ne è afflitto“: queste parole, per certi versi in controtendenza rispetto all’approccio della medicina tradizionale, riassumono in modo efficace il pensiero di Edward Bach e sono contenute nell’introduzione al libro pubblicato dal medico gallese per presentare il proprio metodo di cura.

Una forma di medicina che si basi soprattutto sulla prevenzione, che sia priva di effetti collaterali, che tenga in considerazione la totalità delle caratteristiche psicofisiche dell’individuo e che sia accessibile a tutti: questi sono i principi base sui quali si fonda la floriterapia messa a punto da Bach intorno al 1930.

Secondo Bach, alla base di ogni malattia vi è uno squilibrio tra ciò che desidera la mente e ciò che desidera il cuore: dunque, anche i disturbi fisici possono essere curati attraverso un’attenta analisi degli stati emotivi che vi sono all’origine. Sono molti i tipi di fiori possono essere utilizzati per curare i vari stati emotivi che generano squilibrio e sofferenza, secondo quanto indicato dal celebre medico.

Un rimedio per ogni stato d’animograzie ai Fiori di Bach

Inizialmente, Bach individuò 12 Guaritori, ovvero 12 rimedi floreali in grado di contrastare i principali stati emotivi negativi. In seguito, arrivò a scoprirne altri 26, per un totale di 38 rimedi. Essi possono venire suddivisi in base agli stati d’animo che puntano a curare:

  • Paura: Rock Rose, Mimulus, Cherry Plum, Aspen, Red Chestnut.
  • Incertezza: Cerato, Scleranthus, Gentian, Gorse, Hornbeam, Wild Oat.
  • Scarso interesse verso le circostanze attuali: Clematis, Honeysuckle, Wild Rose, Olive, White Chestnut, Mustard, Chestnut Bud.
  • Solitudine: Water Violet, Impatiens, Heather.
  • Ipersensibilità alle influenze e alle idee: Agrimony, Centaury, Walnut, Holly.
  • Avvilimento e disperazione: Larch, Pine, Elm, Sweet Chestnut, Star of Bethlehem, Willow, Oak, Crab Apple.
  • Eccessiva preoccupazione del benessere altrui: Chicory, Vervain, Vine, Beech, Rock Water.

I fiori di Bach possono essere combinati insieme, per creare un rimedio personalizzato che tenga conto delle caratteristiche specifiche dell’individuo. La scelta del rimedio adeguato, dunque, deve essere effettuata tramite l’autoanalisi, oppure ricorrendo al consiglio del proprio erborista di fiducia. Le varie boccettine in commercio contengono la tintura madre ottenuta direttamente dalla lavorazione dei fiori, in una soluzione alcolica che ne permette la corretta conservazione. Poche gocce sotto la lingua sono la quantità indicata per l’assunzione.

Alle soluzioni precedentemente elencate, si aggiunge poi il Rescue Remedy: si tratta, in questo caso, di un vero e proprio rimedio di emergenza al quale ricorrere per contrastare una crisi improvvisa, in attesa di poter determinare quali fiori di Bach risultano più adatti a curare il problema, con assunzioni ripetute nel corso della giornata e per qualche settimana.

L’utilizzo dei fiori di Bach non comporta particolari controindicazioni, ma va sottolineato che, ad oggi, non vi sono studi scientifici in grado di dimostrare l’efficacia dei Fiori di Bach, al di là di quello che può essere considerato un effetto Placebo. Tuttavia, questi rimedi sono adottati in misura crescente negli ultimi anni e la floriterapia di Edward Bach è nota in tutto il mondo. E voi, avete mai provato?

 

Ovaio policistico, cause e rimediUna delle ragioni per le quali si consulta più frequentemente il ginecologo è l’ipermenorrea, ossia il ciclo troppo abbondante. Anche quando non è legato a una particolare patologia, infatti, è spesso causa di disagio e nel tempo può portare all’anemia; a volte, invece, può essere una spia di altri problemi.

La prima cosa da fare in questi casi è una visita con ecografia, per escludere la presenza di fibromi, polipi, iperplasia endometriale (eccessiva crescita della mucosa uterina, legata a una produzione ormonale sbilanciata), che talora sono di esclusiva competenza chirurgica. Opportuni anche alcuni esami del sangue nel caso si sospettino patologie della coagulazione.

Nella maggior parte dei casi, però, le mestruazioni abbondanti sono dovute a un eccesso di estrogeni e/o a una carenza di progesterone, che possono verificarsi per varie ragioni: nell’adolescenza semplicemente per immaturità dell’apparato genitale, nella premenopausa per insufficiente produzione ovarica, negli altri casi per svariate cause che vanno indagate con gli opportuni esami ormonali.

Una volta eseguiti questi controlli, il passo successivo è cercare se possibile di eliminare le cause, per esempio l’eccesso di peso che determina un aumento di estrogeni, prodotti dal tessuto adiposo, oppure l’iperinsulinismo alla base della policistosi ovarica. In entrambi questi casi, la correzione dell’alimentazione porta molto spesso alla risoluzione del problema senza necessità di altre terapie.

La medicina naturale offre moltissime possibilità terapeutiche, a partire dagli ormoni omeopatizzati. Se la causa dell’ipermenorrea è la carenza di progesterone, secondo l’omeopatia classica si può utilizzare l’ormone stesso a bassa diluizione, con effetto stimolante; se è l’eccesso di estrogeni, questi  andranno assunti ad alta diluizione per inibirne la produzione.

Molti rimedi unitari agiscono in senso antiemorragico, per esempio  Phosphorus, China, Arnica, Crotalus, Ferrum metallicum, Lachesis e tanti altri, da scegliere in base alle modalità del sanguinamento, alle caratteristiche del sangue e a sintomi associati. In modo più facile si possono utilizzare anche complessi già pronti che coprono la maggior parte delle situazioni.

Dal mondo vegetale provengono molti fitoterapici efficaci; solo per citare i più utilizzati, Agnocasto (che agisce sull’assetto ormonale), Achillea, Capsella bursa pastoris, Ortica urens, Ippocastano, Equiseto.

La medicina tradizionale cinese infine è di grande aiuto, sia con l’agopuntura che con la farmacologia, da pianificare dopo una valutazione degli squilibri energetici alla base del sintomo.

Quindi, tante possibilità terapeutiche ma sempre e solo dopo un’accurata diagnosi!!!

 

following_a_good_breastfeeding_diet_xxxlargeL’allattamento permette di instaurare un rito d’amore con il proprio bambino, che viene allo stesso tempo nutrito e coccolato dalla mamma. Sono attimi di infinita dolcezza, che però non sempre si rivelano idilliaci quanto ci si era immaginate prima della nascita del proprio figlio: l’attaccamento al seno può comportare qualche dolore, mentre la formazione di ragadi o la comparsa di altri piccoli disagi possono rendere difficoltosa o perfino traumatica per la madre questa pratica naturale.

Allattare senza dolore e senza effetti collaterali è possibile: alcuni semplici rimedi naturali possono aiutare a risolvere i principali problemi in grado di disturbare questo intimo rapporto tra mamma e figlio. Una delle cause più comuni di dolori e ragadi è un errato attaccamento del bambino, con lo sfregamento del capezzolo sul palato. Prima di tutto, dunque, è importante consultare il proprio medico per verificare che non si commettano errori.

Rimedi naturali contro dolori e ragadi

In caso di dolori persistenti, è possibile trovare sollievo tra una poppata e l’altra facendo degli impacchi con acqua tiepida. Questi risulteranno utili anche in caso di dolori legati ad una eccessiva produzione di latte rispetto alla quantità richiesta dal bambino.

Non dimentichiamoci, poi, che la natura pensa a tutto: uno dei rimedi più efficaci contro le ragadi è già a nostra disposizione durante il periodo dell’allattamento. Si tratta del latte che, ricco di colostro, ha un elevato effetto lenitivo e cicatrizzante. Dopo ogni poppata, basterà lasciare sul capezzolo dolorante qualche goccia di latte, lasciando che faccia il suo naturale effetto. Ad ogni modo, se le ragadi sono molto dolorose e faticano a guarire, potrebbe essere necessaria la sospensione dell’allattamento per qualche giorno.

Coppette_assorbilatteCoppette assorbilatte in cotone

Qualche piccolo imprevisto può verificarsi anche al di fuori dei momenti di allattamento: piccole perdite di latte sono normali ma possono provocare disagio. La soluzione è semplice e priva di controindicazioni, se naturale: è possibile ricorrere alle coppette assorbilatte in cotone biologico, dei piccoli dischetti di cotone da posizionare tra il reggiseno e i capezzoli per evitare di macchiare i vestiti.

Scegliere soluzioni in cotone biologico offre una maggiore sicurezza rispetto a dischetti di origine sintetica: il cotone garantisce massima assorbenza e protegge da ogni rischio di proliferazione batterica, evitando così che possano verificarsi infezioni o altri problemi dermatologici. Antibatteriche e lavabili, le coppette sono la soluzione perfetta per sentirsi a proprio agio con il proprio corpo in una fase tanto particolare della vita.

 

 

 

Schermata 2015-03-09 alle 23.40.19Difficile dire se l’ingresso nella menopausa comporta maggiori cambiamenti a livello fisico o a livello psicologico: mentre i sintomi dei quali si parla più spesso interessano l’organismo, la psiche della donna si trova in un importante momento di transizione e si prepara ad iniziare una nuova fase della vita.

Come ogni cambiamento, anche la fine del periodo fertile può comportare disagi, timori e insicurezze, nonché la necessità di raggiungere l’accettazione dei cambiamenti fisici in corso. In questo percorso su un doppio binario, lo yoga può aiutare a ripristinare l’equilibrio tra corpo e mente.

Lo yoga per il corpo…

Dal punto di vista fisico, lo yoga può essere sfruttato per mantenersi in forma e perfino ridurre i sintomi della menopausa. Quando il ciclo mestruale cessa di attuarsi, anche il metabolismo della donna subisce delle variazioni, pertanto fare del movimento fisico leggero ma che agisce in modo completo sui muscoli è un ottimo modo per evitare improvvisi aumenti di peso o perdita di tonicità.

Le asana più indicate sono quelle invertite e quelle che prevedono esercizi di allungamento muscolare: in questo modo anche il sistema circolatorio ne trae vantaggio e si limitano i rischi di patologie cardiovascolari, derivanti dalla mancata rigenerazione sanguigna.

Degli esercizi proposti dallo yoga, non tutti sono indicati a questa particolare fase della vita: ad esempio, è consigliabile evitare le asana che richiedono torsioni del busto e che sollecitano in modo intenso i muscoli addominali. Più in generale, sono indicati esercizi che favoriscono il rilassamento e che prevedono movimenti dolci, senza sforzi eccessivi: movimenti fluidi, così come la respirazione.

… e per la mente

Questo tipo di approccio alla pratica dello yoga andrà ad agire positivamente anche sulla mente, che a sua volta restituirà di nuovo al corpo i benefici tratti: è questo il modo nel quale il ritmo circolare potrà tornare ad essere presente nell’individualità della donna.

Attraverso esercizi volti a contrastare lo stress e i sentimenti negativi, infatti, si potranno limitare anche i sintomi che proprio da tale disposizione della mente e dell’animo risultano acuiti. Saranno da favorire le asana che aprono le porte alla meditazione, alla riflessione e al raccoglimento interiore, per permettere alla donna di percepire se stessa in cambiamento.

Unire alle pratiche yoga alcune sedute di meditazione permetterà dunque di entrare meglio in connessione con se stesse e imparare a conoscere di nuovo il proprio corpo, per saper meglio rispondere alle sue esigenze in evoluzione: ancora una volta, ecco la riscoperta di una ciclicità benefica.

803Liberarsi dal superfluo, per far emergere l’essenziale: questo il pensiero alla base del decluttering, letteralmente “eliminare la confusione”. Nel corso degli ultimi anni, il decluttering si è fatto sempre più strada come filosofia di vita che abbraccia tanto la dimensione materiale quanto quella razionale ed emotiva.

Allontanarsi da ciò che non serve, per riscoprire cosa è veramente importante: un percorso che riguarda gli oggetti, ma anche i pensieri, le preoccupazioni quotidiane, i rapporti personali superficiali o nocivi. Questi ambiti della vita sono solo apparentemente sconnessi: in realtà, la maggior parte degli oggetti che occupano le nostre case è legata a ricordi, momenti della vita piacevoli o spiacevoli che non sappiamo lasciare andare.

In altri casi, conservare oggetti inutili pensando che forse, un giorno, potremmo averne bisogno, può essere una risposta fuorviante ad un personale bisogno di sicurezza e di protezione. Se incontrollato, l’accumulo può diventare patologico, ma anche in situazioni di totale normalità sono moltissimi gli oggetti superflui all’interno di ogni casa.

Osserviamo davvero ciò che ci circonda?

L’ambiente influenza le persone, lo stato emotivo, perfino il modo di pensare e la capacità di focalizzarsi sulle questioni davvero importanti, stilando una personale lista mentale delle priorità. Per questo, il decluttering spesso inizia all’interno della casa, per poi proseguire dentro di noi.

Provate a guardarvi intorno: riuscite a individuare oggetti che non usate da moltissimo tempo, o che sono ormai del tutto inutili? Ora date un nuovo sguardo, soffermandovi sui singoli oggetti e chiedendovi se la loro assenza avrebbe un effetto sulla vostra vita di tutti i giorni, oppure se passerebbe del tutto inosservata. Ecco che, così, la lista di ciò che può essere eliminato inizia a crescere…

Fare decluttering significa portare ordine, riconquistare spazio e tempo (sottratto al riordino e alla pulizia di ambienti molto caotici, ad esempio), dare maggior valore a ogni singolo oggetto: perché se tutto è importante, allora nulla ha davvero importanza. Sfruttare appieno le risorse, riutilizzare, riciclare, riparare, fare a meno: queste le parole d’ordine che guidano una vita “cutter free”. Può sembrare difficile, ma non lo é: ecco un esercizio e un piccolo gioco per muovere i primi passi nel mondo del decluttering.

La scatola delle scuse

Avete deciso di liberarvi del superfluo, ma pare più semplice a dirsi che a farsi: di fronte a molti oggetti tentennate, non siete certi di volervene separare, temete di pentirvene. Ecco che un semplice scatolone può venire in vostro aiuto: accumulatevi all’interno gli oggetti dei quali non siete sicuri di voler fare a meno e conservate lo scatolone per un anno esatto. Tutto ciò che non vi tornerà utile durante tale arco di tempo, probabilmente non lo farà mai: abbandonate le scuse e liberatevene a cuor leggero.

La sfida minimalista

Per chi ritiene che iniziare sia la parte più difficile, ecco un gioco da mettere in atto per un mese: la sfida minimalista. La regola è semplice, la difficoltà in crescendo: ogni giorno si elimina un numero di oggetti corrispondente alla data, il primo del mese 1 oggetto, il 2 due oggetti… e via di questo passo, per trenta giorni. Alla fine di questo periodo, si potrà scoprire di aver eliminato 930 oggetti, piccoli e grandi, dei quali probabilmente faticherete anche solo a notare l’assenza. Come liberarvene dipende da voi: tutto ciò che è in buono stato e può tornare utile ad altri può essere regalato, scambiato, venduto. Pronte a raccogliere la sfida?

Cereals collection La varietà in tavola è alla base di un’alimentazione sana e alleata della salute: il principale consiglio diffuso per una dieta bilanciata è quello di introdurre all’interno dei pasti molte porzioni di frutta e verdura, meglio se diversificate di volta in volta.  Non sempre, invece, ci si ricorda dei cereali, ricchi di elementi nutritivi e molto versatili in cucina.

Questo accade forse perché il loro consumo, all’interno di un’alimentazione mediterranea, è dato quasi per scontato: pane, pasta e riso accompagnano per tradizione quasi ogni pasto della giornata. Eppure, le possibilità a portata di pentola sono molte di più ed è possibile sostituire i cereali più noti e diffusi con altri in grado di offrire la giusta varietà e, in alcuni casi, soluzioni gustose anche per i celiaci. Ultimamente, alcuni tra i “cereali dimenticati” sono oggetti di riscoperta ed è sempre più facile poterli acquistare. Eccone alcuni tra i più ricchi di proprietà benefiche.

Farro – Tra le più note alternative al grano per la preparazione di pane o pasta, il farro è ricco di fibre, soprattutto se utilizzato in forma decorticata. Acquistato in grani può essere consumato in zuppe, minestre e minestroni. Non è adatto, però, a chi soffre di celiachia o fatica a digerire il glutine.

Miglio – Per molti anni il suo utilizzo è stato relegato a mangime per uccelli, eppure si tratta di un cereale ricco di principi nutrizionali importanti nella nostra dieta: il miglio è una ricchissima fonte di minerali, fondamentali per il nostro benessere, in particolare ferro, magnesio, fosforo, silicio e potassio. Tra le cause della sua riscoperta non va dimenticata la sua versatilità in cucina: il miglio può essere utilizzato per zuppe, minestre e primi piatti, ma anche per realizzare polpette, ripieni o sformati. E’ privo di glutine.

Avena – Molto diffusa nelle tradizioni alimentari di territori dal clima rigido, l’avena è ancora oggi un prezioso alleato per gli sportivi e per i diabetici, in quanto caratterizzata da una elevata concentrazione proteica, a fronte di un bassissimo indice glicemico. E’ ricca di acidi grassi essenziali e di fibre. L’avena può rientrare nell’alimentazione delle persone affette da celiachia, ma deve essere evitata da chi presenta allergia al nickel. Il suo utilizzo in cucina è variegato: l’avena può essere alla base della preparazione del muesli, ma anche arricchire zuppe e minestre.

Amaranto – Molto diffuso nelle tradizioni alimentari del centro e sud America, l’Amaranto è uno pseudocereale adatto anche ai celiaci. Si presenta sotto forma di chicchi molto piccoli, da gustare in numerose varianti gastronomiche: può essere utilizzato come base per piatti a base di cereali e verdure, oppure aggiunto per arricchire zuppe e minestre, o ancora per creare ripieni, polpette o biscotti dolci. In quanto ricco di fibre, proteine, minerali e vitamine dei gruppi Be C è una risorsa importante per vegetariani e vegani.

Quinoa - Di grande diffusione negli ultimi tempi, anche la quinoa è uno pseudocereale dall’origine lontana, dal punto di vista geografico e temporale. Adatta ad una dieta per celiaci, la quinoa è proteica e povera di calorie, pertanto si adatta anche a regimi alimentari dimagranti. Con la quinoa si può dare origine a gustosi piatti freddi o caldi con verdure e legumi, per fare il pieno di zinco, ferro, magnesio e fosforo. E la salute ringrazia.

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